Iraq: morte più di 13 persone in una notte

Pubblicato il 29 ottobre 2019 alle 9:03 in Iraq Medio Oriente

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Il governatorato di Karbala, situato a circa 100 km a Sud-Ovest di Baghdad, ha assistito, nella notte tra lunedì 28 e martedì 29 ottobre, ad una violenta escalation delle proteste antigovernative, che ha causato la morte di più di 13 persone.

Secondo fonti mediche e di sicurezza, il bilancio include altresì 865 feriti, provocati dagli spari della polizia irachena, nel tentativo di disperdere la folla e porre fine al sit-in. I manifestanti hanno accusato le forze di sicurezza speciali, ovvero le forze SWAT del Ministero dell’Interno, di aver fatto uso di violenza eccessiva e di aver lanciato proiettili vivi, commettendo, in tal modo, un massacro. Anche l’Alto commissariato per i diritti umani ha denunciato la gravità della situazione a Karbala, a causa dell’ondata di violenta repressione, che non ha consentito a molte famiglie di raggiungere gli ospedali dell’area.

Dal canto suo, il comando della polizia di Karbala ha negato di aver causato la morte di manifestanti, ad eccezione di un cittadino con precedenti penali. Secondo gli agenti, anche i video pubblicati sui social media, in cui venivano trasmesse le scene di violenza, non sono veritieri e hanno il semplice obiettivo di alimentare la rabbia della popolazione irachena.

Nel frattempo, all’alba di martedì 29 ottobre, la televisione irachena ha riferito che i manifestanti continuano le proprie attività anche nella capitale Baghdad ma la situazione a livello di sicurezza è stabile. Anche nella serata del 28 ottobre migliaia di cittadini sono usciti per le strade, con le loro auto, nonostante il coprifuoco imposto precedentemente dalle autorità irachene e che sarebbe dovuto durare da mezzanotte del 28 ottobre fino alle 6:00 del 29 ottobre. I manifestanti hanno, però, continuato a radunarsi in piazza Tahrir, affermando che il coprifuoco rappresenta una copertura per le forze di sicurezza per evacuare.

Secondo fonti di sicurezza e mediche, nella sola giornata del 28 ottobre, al quarto giorno di proteste, a Baghdad vi sono stati 3 morti e 224 feriti, provocati dai gas lacrimogeni impiegati. Per il commissariato dei diritti umani, i manifestanti morti sono stati 5. In una dichiarazione della sera del 28 ottobre, il Ministero della Difesa ha criticato la forte repressione che sta caratterizzando il Paese, affermando che si tratta di un comportamento inaccettabile e che i militari che hanno attaccato i manifestanti a Baghdad non sono degli eroi. Non da ultimo, il Ministero ha invitato i diversi membri, leader, comandanti e ufficiali a impegnarsi nella salvaguardia dei cittadini scesi in piazza, così come delle istituzioni vitali e delle proprietà pubbliche e private.

Dopo la sessione lunedì 28, il Consiglio dei rappresentanti iracheno ha approvato le decisioni del Consiglio dei ministri e i pacchetti di riforme annunciati dal primo ministro, Adel Abdul Mahdi, l’8 ottobre scorso. Il Consiglio ha anche votato a favore della formazione di una commissione parlamentare volta ad apportare modifiche alla costituzione, che formulerà le proprie proposte entro quattro mesi. Il parlamento ha inoltre approvato l’abolizione di tutti i privilegi delle tre presidenze, dei membri della Camera dei rappresentanti, dei ministri e degli alti funzionari e governatori. Secondo alcune fonti, è stato altresì decretato lo scioglimento dei consigli provinciali e i governatori saranno incaricati di gestire le questioni finanziarie e amministrative, a condizione che la Camera dei rappresentanti li supervisioni e monitori fino alle elezioni locali.

Il presidente iracheno, Barham Salih, ha affermato che una nuova legge elettorale dovrebbe rappresentare un elemento fondamentale per la riforma politica ed economica, ed ha esortato a formare una nuova commissione elettorale che non sia politicizzata.

L’ondata di violente manifestazioni è ripresa a partire dal 25 ottobre scorso, dopo circa due settimane di tregua. Le proteste hanno avuto inizio il 1° ottobre e hanno interessato sia la capitale Baghdad sia altre città del Sud del Paese, tra cui Najaf, Bassora, Nasiriyah e Al-Diwaniyah.

Si tratta della maggiore ondata di fermento popolare contro il governo del premier Mahdi, sin dall’inizio del proprio mandato, nel mese di ottobre 2018. Per alcuni, tale mobilitazione non è stata organizzata da nessun partito politico ma ha rappresentato una continuazione di quanto accaduto alcune settimane prima, quando studenti universitari inoccupati sono scesi nelle strade irachene per protestare contro la mancanza di posti di lavoro. I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la corruzione e la disoccupazione, in particolare giovanile. Inoltre, già nel corso delle ultime manifestazioni, i cittadini avevano cominciato a chiedere anche le dimissioni del primo ministro.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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