Hong Kong: attivista pro-democrazia escluso dalle elezioni distrettuali

Pubblicato il 29 ottobre 2019 alle 13:04 in Asia Hong Kong

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’attivista pro-democrazia di Hong Kong, Joshua Wong, ha riferito martedì 29 ottobre che la sua candidatura alle elezioni distrettuali è stata respinta

Condividendo una copia della lettera ufficiale di rifiuto sui social media, il 22enne ha dichiarato di essere l’unico candidato a cui è stata vietata la partecipazione. “Questo dimostra come Pechino manipola le elezioni con la censura politica e lo screening”, ha scritto su Twitter. La lettera, firmata dal funzionario distrettuale Laura Aron, affermava che la nomina di Wong era stata ritenuta “non valida”. Le elezioni distrettuali si terranno il 24 novembre e saranno una prova importante del clima di Hong Kong, dopo quasi cinque mesi di manifestazioni anti-governative, causate dalla percezione di un’eccessiva influenza della Cina sulla città semi-autonoma. 

In risposta alle richieste dei media, il governo ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che la nomina di un candidato, non specificato, era stata dichiarata non valida. Secondo la fonte governativa, il problema era da individuare nelle affermazioni di tale candidato relative all’autodeterminazione di Hong Kong. Tali posizioni sarebbero state in conflitto con l’obbligo di dichiarare fedeltà alla città e alla sua costituzione. Il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, il 24 ottobre, ha accusato la Cina di limitare “i diritti e le libertà” di Hong Kong. In un importante discorso politico sulla Cina, che ha toccato diversi temi controversi, Pence ha affermato che gli Stati Uniti non stanno cercando uno scontro con Pechino. Tuttavia, il vicepresidente ha condannato lo “stato di sorveglianza” e le azioni militari “sempre più provocatorie” della Cina.

“Hong Kong è un esempio vivente di ciò che può accadere quando la Cina abbraccia la libertà”, ha affermato. “Eppure, negli ultimi anni, Pechino ha aumentato i suoi interventi contro la città e si è impegnata in azioni che limitano i diritti e le libertà che al popolo di Hong Kong sono stati garantiti attraverso un accordo internazionale vincolante”, ha aggiunto. Con tale affermazione, Pence fa riferimento alla Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984, che stabiliva le condizioni per il ritorno di Hong Kong in Cina, nel 1997. In base all’accordo sottoscritto dalle Nazioni Unite, Hong Kong è una città cinese in un quadro noto come “un Paese, due sistemi” che garantisce una serie di libertà alla zona che non sono garantite nella Cina continentale. 

Intanto, la città è stata sconvolta dalle proteste anche domenica 27 ottobre. Alcuni filmati televisivi hanno mostrato i manifestanti che si riversavano nell’hotel Kowloon e nell’arteria commerciale di Nathan Road, dando fuoco a barricate costruite per strada e spruzzando benzina sugli incendi agli ingressi della metropolitana. Le proteste continuano a denunciare la brutalità percepita della polizia, ribadendo la libertà di religione e quella d’informazione. Lo scorso fine settimana, le forze di polizia hanno sparato con cannoni ad acqua contro un gruppo di persone in piedi fuori da una moschea. Nelle stesse ore, alcuni giornalisti sono stati feriti negli scontri. Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e, dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate quotidiane e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.