Gli USA garantiscono l’accesso al petrolio ai curdi, per combattere contro l’ISIS

Pubblicato il 29 ottobre 2019 alle 12:45 in Russia Siria USA e Canada

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Il Pentagono ha dichiarato che l’accesso al petrolio siriano è necessario a finanziare la lotta contro l’ISIS delle Syrian Democratic Forces (SDF) ed è negato alle forze governative siriane e a quelle russe.

Il segretario della Difesa statunitense, Mark Esper, il 28 ottobre, ha riferito che che Stati Uniti sono presenti nelle aree strategiche della Siria per contrastare l’ISIS  e qualsiasi gruppo che minacci la produzione petrolifera siriana. “Le truppe statunitensi rimarranno posizionate in questa area strategica per negare all’ISIS l’accesso a queste risorse vitali. Risponderemo con una forza militare schiacciante contro qualsiasi gruppo che minaccia la sicurezza delle nostre forze in tale area”, ha dichiarato Esper ai giornalisti. Interrogato sul fatto che la presenza militare degli Stati Uniti non consenta l’accesso delle forze governative russe o siriane ai giacimenti petroliferi, Esper ha risposto: “La risposta breve è sì, attualmente è così”.

Esper ha poi sottolineato notato che le Syrian Democratic Forces (SDF) appoggiate dagli Stati Uniti hanno fatto affidamento sulle entrate relative alla produzione petrolifera per finanziare i propri combattenti, compresi quelli che custodiscono le prigioni in cui sono detenuti i combattenti dell’ISIS. “Vogliamo assicurarci che le SDF abbiano accesso alle risorse, al fine di proteggere le carceri, armare le proprie truppe e aiutarci con la missione contro l’ISIS”, ha dichiarato il segretario alla Difesa statunitense. “Quindi questa è la nostra missione, proteggere i giacimenti petroliferi”, ha aggiunto. Tale annuncio arriva a seguito della proposta del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di coinvolgere una compagnia petrolifera statunitense per iniziare a riparare le infrastrutture petrolifere siriane, devastate da anni di guerra. Ripetuti attacchi aerei contro le strutture per lo stoccaggio, il trasporto, la lavorazione e la raffinazione del petrolio, a partire dal 2015, hanno causato gravi danni alla capacità produttiva.

Lo stazionamento delle truppe statunitensi a protezione dei giacimenti petroliferi siriani, situati prevalentemente nel Nord-Est del Paese, al confine con l’Iraq, era stato annunciato il 24 ottobre. Tale annuncio arriva a seguito della controversa decisione di Trump di ritirare le truppe dal confine con la Turchia, spianando la strada all’operazione militare turca contro i militanti curdi delle SDF. Tale offensiva è stata lanciata il 9 ottobre e veniva identificata con il nome di Operazione “Fonte di pace”. Questa si è conclusa il 22 ottobre, quando il residente turco, Recep Tayyip Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin hanno raggiunto un’intesa per la creazione di una “safe zone” di 30 km al confine tra Siria e Turchia, pattugliata dall’esercito di entrambi i Paesi. 

Le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Tuttavia, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

In un’intervista con Al-Jazeera, Joshua Landis, un esperto del Medio Oriente presso l’Università dell’Oklahoma, aveva dichiarato che l’annuncio di stanziamento a protezione dei pozzi petroliferi era “emblematico del caos che si è instaurato nel processo decisionale di politica estera statunitense”. “Il nuovo schieramento prevede che le forze statunitensi siano stazionate in un’area i cui confini sono sorvegliati da truppe russe e siriane. Chi li proteggerà? I curdi non vogliono avere niente a che fare con l’America. Ora hanno stretto un accordo con il governo di Assad. L’intera cosa non ha senso”, aveva affermato. Con l’annuncio del 28 ottobre, sembrerebbe che i curdi siano ancora disposti ad accettare la protezione statunitense, in cambio dell’accesso alle risorse petrolifere. 

 

di Redazione

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