Cile: Piñera presenta nuovo governo

Pubblicato il 29 ottobre 2019 alle 8:57 in America Latina Cile

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Il presidente del Cile, Sebastián Piñera, ha presentato il suo nuovo governo lunedì 28 ottobre, 10 giorni dopo lo scoppio delle proteste in Cile che hanno provocato almeno 20 morti. Il presidente ha effettuato movimenti in otto portafogli, compresi quelli dell’Interno e delle Finanze. Con questa decisione, Piñera, la cui popolarità è al minimo storico, cerca di riprendersi per affrontare la più grande crisi politica e sociale che il paese sta vivendo dal ritorno della democrazia nel 1990. Il Partito Comunista e il Frente Amplio di sinistra chiedono l’impeachment per Piñera con la presentazione al Congresso di un’accusa costituzionale, mentre per questo martedì è stata convocata una concentrazione davanti al palazzo della Moneda. 

Il cambiamento principale nel governo divenne evidente con i giorni: il presidente non aveva altra scelta che rimuovere dalla carica di ministro degli Interni e della pubblica sicurezza. Il ministro uscente, Andrés Chadwick Piñera è cugino del presidente e uomo di fiducia, ma la gestione della crisi ha costretto il capo dello stato a licenziarlo. Al suo posto arriva Gonzalo Blumel, 41 anni, che fino ad ora ha ricoperto l’incarico di ministro del Segretariato generale della Presidenza, posizione che coordina i rapporti tra esecutivo e congresso.

Il secondo cambiamento significativo è il licenziamento del ministro delle finanze, Felipe Larraín. Annunciando le cifre dell’inflazione di settembre, Larraín aveva dichiarato che erano positive per “i romantici, per comprare fiori”, il cui prezzo era diminuito. Le parole del ministro sono considerate come una provocazione da una parte della popolazione che si sente esclusa dal percorso di crescita economica del Cile negli ultimi 30 anni.

I cambiamenti coincidono con il momento peggiore per la popolarità di Piñera. Secondo l’indagine Cadem, rilasciata nel fine settimana, il presidente cileno ha un sostegno del 14%, la cifra più bassa che un capo di stato ha registrato dal 1990. La gestione delle crisi non ha aiutato. Il ritardo nel capire la portata delle proteste, iniziato ai primi di ottobre dall’aumento del biglietto della metropolitana, le foto del presidente che mangia una pizza mentre la crisi era già scoppiata, la decisione  di decretare lo stato di emergenza in regioni diverse, e le dichiarazioni di Piñera secondo cui il Cile “è in guerra”, sono solo alcuni esempi. La sua richiesta di perdono alla popolazione che continua a manifestare e l’annuncio di un pacchetto di misure sociali non sono state sufficienti.

Dopo la pacifica concentrazione dello scorso venerdì  – che solo a Santiago del Cile ha riunito 1,2 milioni di persone – Piñera ha revocato lo stato di emergenza nel paese, che limitava la libertà di movimento e di riunione e poneva circa metà del paese sotto controllo dei militari.

Il presidente cileno ha punito la disconnessione dei suoi ministri con i cittadini. Un altro di coloro che lascia il gabinetto è Juan Andrés Fontaine, che ha guidato il Ministero dell’Economia. Il suo mandato sembrava insostenibile dopo aver fatto appello agli abitanti di Santiago di “alzarsi presto” per andare al lavoro e, quindi, non essere influenzati dall’aumento della tariffa della metropolitana. Le sue parole sono state una provocazione per i cittadini di Santiago che, in media, impiegano due ore per andare da casa a lavoro. Nuovo ministro dell’Economia è Lucas Palacios, che era finora  il numero due del Ministero dei Lavori Pubblici. Piñera ha inoltre licenziato Cristián Monckeberg dal Ministero del Lavoro. Sarà sostituito da una delle sue collaboratrici, María José Zaldívar, che fino a lunedì era sottosegretario alla previdenza sociale.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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