Burkina Faso: 16 morti in un attacco contro un villaggio

Pubblicato il 29 ottobre 2019 alle 11:11 in Africa Burkina Faso

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Un gruppo di sospetti jihadisti ha ucciso 16 abitanti in un villaggio nel Nord del Burkina Faso, lunedì 28 ottobre. È quanto hanno riferito fonti di sicurezza locali evidenziando la crescita della presenza di terroristi che operano nella regione del Sahel. Gli uomini hanno assalito la località di Pobe-Mengao, circa 200 chilometri a Nord della capitale, Ouagadougou, minacciando di portare via i bambini e invitando gli abitanti del villaggio ad unirsi a loro. Quando questi si sono rifiutati, sono stati uccisi dai jihadisti, hanno riportato le fonti. Uno degli ufficiali di sicurezza ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che il numero delle vittime è arrivato a 16.

Negli ultimi anni, il Burkina Faso ha assistito a un’escalation della violenza legata a organizzazioni terroristiche, tra cui al-Qaeda e lo Stato Islamico. I gruppi che hanno attraversato il Paese dal vicino Mali hanno innescato tensioni etniche e religiose, soprattutto nelle regioni settentrionali. Combinando le tattiche di guerriglia, con l’esplosione di mine stradali e l’utilizzo di attentati suicidi, i combattenti hanno ucciso, dal 2015, quasi 600 persone e costretto almeno 500.000 abitanti ad abbandonare le loro case. Secondo quanto ricostruito da Al Jazeera, gli attacchi in Burkina Faso sarebbero aumentati nell’ultimo periodo per via dell’intenzione delle milizie jihadiste del confinante Mali di estendere la propria influenza nell’intera area del Sahel, territorio subsahariano che si estende dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso.

Per lungo tempo risparmiato dai gruppi armati attivi nel Sahel, il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti in seguito alla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. Il 15 gennaio 2016, a soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba, alcuni militanti hanno sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, evidenziando la difficoltà della nuova amministrazione nell’attuare una risposta antiterroristica efficace. L’assalto era stato rivendicato da al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), un’organizzazione terroristica islamista affiliata di Al Qaeda e attiva nell’Africa nord-occidentale. 

A partire dal 2017, il Burkina Faso ha poi assistito ad una lenta ma continua crescita delle attività terroristiche jihadiste, specie lungo i confini con il Mali. Lo stesso anno, AQIM si è unito ad al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e al Macina Liberation Front per formare il Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), gruppo attualmente molto attivo in Burkina Faso, insieme ad Ansarul Islam e ISIS in the Greater Sahara. Secondo il Country Report on Terorrism 2017 del governo americano, le organizzazioni terroristiche reclutano con successo i membri dell’etnia Fulani, che sono particolarmente marginalizzati, poveri e svantaggiati rispetto al resto degli abitanti del Burkina Faso.

Il Paese fa parte della forza antiterrorismo G5 Sahel, un corpo composto da 5,000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali provenienti anche da Mauritania, Niger e Ciad, creato nel febbraio 2017, per contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel che, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni. Il Sahel comprende quella fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che si estende tra l’Oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Dal 2001, la regione è in balia di numerosi gruppi terroristici di matrice islamista, che si concentrano nella parte nord-occidentale della regione. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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