Argentina: per Fernández maggioranza al Senato ma non alla Camera

Pubblicato il 29 ottobre 2019 alle 8:41 in America Latina Argentina

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Alberto Fernández dovrà mantenere l’unità del peronismo e stringere patti con l’opposizione per approvare le leggi al Congresso. Il presidente eletto, che inizierà il suo mandato il 10 dicembre, gode della maggioranza assoluta al Senato, ma non alla Camera, dove avrà 120 dei 257 seggi. La rimonta di Mauricio Macri che dalle primarie di agosto ha recuperato 8 punti percentuali non è bastata per costringere Fernández al ballottaggio, ma ha rafforzato la sua coalizione, Insieme per il cambiamento. Il macrismo ha conquistato 119 seggi, nove in più rispetto al parlamento uscente, solo uno in meno rispetto alla coalizione governativa. La Camera dei deputati è quindi divisa in due grandi blocchi e nemmeno la somma del Frente de Todos di Fernández con i piccoli gruppi di peronisti dissidenti è sufficiente a raggiungere la maggioranza assoluta, il che costringerà Fernández a negoziare con le opposizioni su ogni legge.

“Speriamo che quelli che sono i nostri avversari in questi quattro anni siano consapevoli di ciò che ci hanno lasciato e ci aiutino a ricostruire il paese delle ceneri, si spera che l’impegno per il dialogo che manifestano oggi lo applichino per davvero, cosa che non hanno mai fatto finora” – ha detto domenica notte, il presidente eletto celebrando la vittoria nella sede del Frente de Todos. Le sue parole, lette il giorno dopo le elezioni, sembrano indirizzate all’opposizione macrista al Congresso. Tra le prime leggi che intende presentare ci sono misure per promuovere la regolamentazione dei consumi, dell’occupazione e degli affitti, per affrontare la crisi economica e per le quali avrà bisogno del sostegno dell’opposizione.

In Senato sarà diverso. Il Frente de Todos avrà almeno 37 dei 73 seggi rispetto alle 29 della coalizione macrista. La vicepresidente, Cristina Fernández de Kirchner, secondo la legge argentina presiederà la camera alta. A differenza della maggior parte dei suoi predecessori, il cui ruolo era quasi simbolico, la ex presidente è una delle figure politiche più influenti del paese e può contare su uno dei suoi fedelissimi, Axel Kicillof, al governatorato della provincia di Buenos Aires, la più ricca e popolosa del paese. Se si mantengono buoni rapporti con il presidente e non vi sono fratture inattese nel blocco peronista, il Senato approverà facilmente tutte le iniziative promosse dal governo. Tuttavia, i senatori sono eletti su base locale e rispondono ai governatori provinciali, che potrebbero chiedere più fondi al presidente in cambio del loro sostegno.

L’Argentina rinnova parzialmente le sue camere ogni due anni. Il nuovo parlamento entrerà in carica lo stesso giorno del nuovo presidente, il 10 dicembre 2019.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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