Arabia Saudita: non cerchiamo la guerra ma non esiteremo a difenderci

Pubblicato il 29 ottobre 2019 alle 11:50 in Arabia Saudita Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il rappresentante permanente dell’Arabia Saudita alle Nazioni Unite, l’ambasciatore Abdullah bin Yahya Al-Muallimi, ha affermato, il 28 ottobre, che il Regno non cerca di innescare alcuna guerra ma non esiterà a difendere i propri territori e la propria popolazione con tutti i mezzi legittimi.

Tali parole sono giunte nel corso di un discorso dell’ambasciatore alla sessione del Consiglio di sicurezza sul Medio Oriente, in cui sono state discusse diverse questioni regionali. Secondo quanto affermato da al-Muallimi, l’Arabia Saudita crede fortemente nel dialogo e nella risoluzione pacifica delle controversie, ma qualsiasi invito al dialogo dovrebbe essere accompagnato dalla cessazione di minacce e ostilità. Inoltre, i Paesi che esortano a dialogare dovrebbero rifiutare qualsiasi politica basata sull’”esportazione di rivoluzioni” o sulla creazione di gruppi settari in cui interferire.

L’ambasciatore ha poi rivolto lo sguardo a quanto accaduto il 14 settembre scorso, quando due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. A tal proposito, l’Iran è ritenuto il responsabile di tale accaduto, sia dagli Stati Uniti sia da altri Paesi, tra cui Francia, Germania e Regno Unito, in quanto non vi sarebbero “altre spiegazioni”.

L’attacco contro Aramco, è stato evidenziato, ha causato un calo della produzione petrolifera di circa il 50%, oltre a rappresentare una chiara violazione del diritto internazionale e delle norme consuetudinarie. Al-Muallimi ha parlato di un attentato contro la pace e la sicurezza internazionale, che richiede una posizione storica da parte della comunità internazionale. Non da ultimo, per l’ambasciatore saudita, l’attacco del 14 settembre e altri simili costituiscono una minaccia alla fornitura di petrolio a livello globale e, pertanto, all’economia mondiale, non solo quella dell’Arabia Saudita. Tuttavia, Riad è stata in grado di porre rimedio alle conseguenze e a ristabilire i livelli di produzione in tempi record.

Al-Muallimi ha poi parlato della questione palestinese, affermando che il mondo, sin dal secolo scorso, non ha mai vissuto una crisi perdurante come la crisi palestinese o sofferenze simili a quelle subite dal popolo palestinese, né a politiche di occupazione come quella di Israele. Ciò è avvenuto nonostante l’inclusione di Israele nelle Nazioni Unite e perché non è stata prestata attenzione alle decisioni di questa organizzazione internazionale e del Consiglio di sicurezza, preposte alla salvaguardia della pace e della sicurezza a livello internazionale.

L’Arabia Saudita, a detta dell’ambasciatore, conferisce massima importanza alla causa palestinese, in quanto trampolino di lancio per la stabilità della regione. Qualsiasi soluzione alla crisi deve basarsi, per Riad, su una soluzione a due Stati in conformità alle precedenti risoluzioni internazionali, come l’iniziativa di pace araba del 2002. Quest’ultima prevede la creazione di uno Stato palestinese secondo i confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale, il ritorno dei rifugiati e la fine dell’occupazione israeliana nel Golan arabo siriano occupato e nei territori libanesi occupati.

Circa la questione siriana, al-Muallimi ha accolto con favore la decisione relativa all’istituzione di un comitato costituzionale, il quale rappresenta un segnale di speranza verso una soluzione politica e la fine delle sofferenze del popolo siriano. Tuttavia, il Regno saudita ha condannato le operazioni militari turche nella Siria settentrionale, intraprese il 9 ottobre scorso, in quanto ritiene che sia importante non prendere alcuna misura che possa aggravare ulteriormente la crisi siriana, compromettere gli sforzi internazionali nella lotta contro lo Stato islamico e minacciare l’integrità territoriale della Siria.

Sullo Yemen, l’ambasciatore saudita ha evidenziato il sostegno del Regno al governo centrale yemenita e alla popolazione, con l’obiettivo di giungere ad una soluzione politica e riportare stabilità nell’area. A tal proposito, l’Arabia Saudita, tramite le Nazioni Unite, ha stanziato 500 milioni di dollari per sostenere il piano di risposta umanitaria in Yemen per il 2019. Inoltre, sin dall’inizio della crisi, Riad ha fornito circa 14 milioni di dollari. Non da ultimo, il 24 ottobre, il Regno ha ospitato un incontro tra il governo yemenita e il Consiglio di transizione meridionale, volto a scambiare opinioni circa la risoluzione della crisi yemenita e le modalità di contrasto alle milizie di ribelli sciiti Houthi.

A tal proposito, a breve dovrebbe essere annunciato il cosiddetto “accordo di Riad”, raggiunto dal governo yemenita centrale e le forze secessioniste del Sud dello Yemen. Secondo quanto affermato da al-Muallimi, l’accordo porterà a una nuova fase di sviluppo per il governo, il cui compito sarà unificare le diverse classi e impiegare le istituzioni statali a servizio del popolo yemenita, soddisfacendo le loro esigenze.

L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015 per sostenere il presidente Rabbu Mansour Hadi. Il Regno è a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.