Turchia: i militanti curdi non si sono ancora completamente ritirati dal confine

Pubblicato il 28 ottobre 2019 alle 15:27 in Siria Turchia

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Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato che i militanti dell’Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG) non si sono ancora completamente ritirati dalla Siria nord-orientale. 

Tale dichiarazione è stata rilasciata lunedì 28 ottobre. Se l’YPG non evacuerà la zona che si estende per circa 30 km dal confine turco, Ankara “spazzerà via questi terroristi da qui”, ha affermato Cavusoglu. “C’è chi si è ritirato. Fonti del regime siriano lo stanno confermando, anche la Russia lo sta confermando. Ma non tutti hanno fatto lo stesso ”, ha aggiunto. “In questo momento, una delegazione militare russa sta arrivando in Turchia”, ha continuato Cavusoglu. “I nostri alleati discuteranno sia dei recenti sviluppi sulla questione del ritiro sia di come organizzare le pattuglie, cosa fare insieme, quali mosse avviare”, ha aggiunto il ministro.

Quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di ritirare le truppe dal Nord-Est della Siria, l’8 ottobre, ha di fatto abbandonato le YPG, spianando la strada ad un’operazione militare turca contro i militanti curdi. Tale offensiva è stata lanciata il 9 ottobre e veniva identificata con il nome di Operazione “Fonte di pace”. Dopo oltre una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti hanno finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo, il 17 ottobre. Tuttavia, i combattimenti sono continuati in alcune città. Il 22 ottobre, in fine, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin hanno raggiunto un’intesa sulla questione a Sochi, nel Sud della Russia. In particolare, le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km. Tra i diversi punti concordati, vi è poi l’istituzione di un centro operativo congiunto.

L’operazione in Turchia, secondo Erdogan, era necessaria per salvaguardare la sicurezza turca contro i militanti curdi. Le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle YPG, sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Tuttavia, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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