Siria: forze curde sgombereranno confine con Turchia, Damasco loda la mossa

Pubblicato il 28 ottobre 2019 alle 6:00 in Siria Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le Syrian Democratic Forces (SDF), milizie a guida curda, hanno comunicato, domenica 27 ottobre, di accettare di ritirarsi di oltre 30 km dal confine con la Turchia, un annuncio accolto positivamente da Damasco, che ha dunque esortato Ankara a cessare la sua “aggressione” nella Siria nord-orientale. 

“L’SDF si sta riposizionando lontano dal confine turco-siriano nella Siria nord-orientale in conformità con i termini dell’accordo (Erdogan-Putin) al fine di fermare lo spargimento di sangue e proteggere gli abitanti della regione dagli attacchi turchi” ha dichiarato la SDF in una nota. Ha inoltre esortato la Russia a contribuire a garantire un “dialogo costruttivo” tra l’amministrazione a guida curda nella Siria nord-orientale e il governo del presidente Bashar al-Assad a Damasco. 

Il governo di Damasco accoglie con favore il ritiro di SDF che elimina “il principale pretesto per la flagrante aggressione turca sul territorio (siriano)”, ha detto l’agenzia di stampa dello stato siriano SANA, citando una fonte del ministero degli esteri. Il governo aiuterà i cittadini a reintegrarsi, ha detto SANA, aprendo “la strada per un ritorno all’unità nazionale siriana”. 

La Turchia ha lanciato la sua offensiva lungo il confino turco-siriano il 9 ottobre prendendo di mira le forze curde dell’YPG nel nord-est della Siria dopo che il presidente Donald Trump ha ritirato le truppe statunitensi dall’area.

Il presidente turco Tayyip Erdogan e il russo Vladimir Putin hanno quindi concordato il 22 ottobre che le guardie di frontiera siriane e la polizia militare russa avrebbero definito un’area sicura di 30 km all’interno del confine siriano, consentendo la ritirata dei combattenti YPG in Siria con un periodo di tregua della durata di sei giorni che termina martedì. L’accordo, siglato nella località russa di Sochi nel Mar Nero, consente alle forze di Assad di tornare per la prima volta in alcune parti del confine settentrionale con la Turchia.

Mosca è il più stretto alleato di Assad e la potenza militare russa si è dimostrata decisiva per aiutarlo a invertire la tendenza della guerra civile che dura da otto anni in Siria e per recuperare vaste aree del territorio.

Nella precedente giornata di sabato 26 ottobre, il presidente turco, Tayyip Erdogan, aveva affermato che Ankara avrebbe sgomberato la Siria nord-orientale dalla presenza delle milizie curde delle YPG se la Russia non avesse tenuto fede ai suoi obblighi presi nel quadro dell’accordo. “Se questa area non sarà sgomberata dai terroristi entro la fine delle 150 ore, allora gestiremo la situazione a modo nostro e ci occuperemo di liberare la zona”, ha minacciato Erdogan durante un discorso pronunciato a Istanbul. 

Ankara considera le YPG come un’organizzazione terroristica legata ai ribelli curdi operanti nel sud-est della Turchia. La sua offensiva in Siria, lanciata dopo che il presidente americano, Donald Trump, ha ritirato 1000 unità dall’area, ha scatenato critiche dagli alleati turchi in seno alla NATO. 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.