Kosovo, UE: “Il nuovo governo deve annullare i dazi contro la Serbia”

Pubblicato il 28 ottobre 2019 alle 19:00 in Europa Kosovo Serbia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Una portavoce per la politica estera dell’Unione Europea, Maja Kocijancic, ha dichiarato che il Kosovo deve annullare i dazi contro la Serbia non appena avrà un nuovo governo.

È quanto reso noto, lunedì 28 ottobre, dall’agenzia di stampa kosovara, RTK, la quale ha altresì rivelato che Kocijancic ha altresì richiesto che la Serbia assicuri un clima favorevole per la ripresa del dialogo.

Da parte sua, ha reso noto la portavoce dell’UE, Bruxelles si aspetta che tutti gli attori politici coinvolti mantengano il proprio impegno per la prosecuzione di tale processo, il quale si rivela cruciale per il Kosovo, per la Serbia e per il futuro dell’intera regione.

Bruxelles, ha reso noto la portavoce, “continua a lavorare insieme agli Stati membri e ai suoi partner internazionali, inclusi gli Stati Uniti”. L’Unione, ha spiegato Kocijancic, svolge in ogni caso un ruolo importante. In particolare, la portavoce dell’UE ha chiarito che “il dialogo tra Pristina e Belgrado, facilitato dall’Europa, è un processo lanciato dall’Assemblea generale dell’ONU e che riceve il sostegno degli Stati membri dell’Unione”.

Nel frattempo, il sito di notizie dell’ONG BIRN, Prishtina Insight, ha rivelato che il probabile nuovo premier del Kosovo, Albin Kurti, si è pronunciato in merito al bisogno di includere le riparazioni tra i temi del processo di dialogo tra il Kosovo e la Serbia.

Nello specifico, Prishtina Insight ha rivelato i costanti tentativi da parte di Kurti di far adottare al Kosovo un approccio differente nella cornice del dialogo promosso dall’UE con la Serbia.

La posizione del probabile futuro premier, sottolinea Prishtina Insight, emerge dalle apparizioni mediatiche fatte da Kurti nel dopo-elezioni. In varie interviste, secondo il quotidiano, Kurti ha reiterato la propria posizione, secondo cui il Kosovo debba ambire a discutere delle riparazioni di guerra con la Serbia, nell’ottica di ottenere compensazioni economiche per danni umani e materia causati nel conflitto in Kosovo del 1998.

Nello specifico, Kurti ha dichiarato all’emittente televisiva News24, ripresa dal sito di notizie della BIRN, di voler essere “il primo premier che denuncerà ufficialmente i debiti che la Serbia ha con il Kosovo”, tema sul quale “metterà per la prima volta al corrente Bruxelles, Washington, New York, Londra, Parigi e Berlino”. La Serbia, ha specificato Kurti, deve al Kosovo “vari miliardi” e Pristina “è in obbligo con tutti i martiri e gli oltre 1.000 bambini che sono stati uccisi in questo Paese”.

Secondo quanto ricostruito da Prishtina Insight, il dialogo tra Serbia e Kosovo promosso dall’UE ha visto, negli ultimi 8 anni, la sigla di numerosi accordi, tra cui uno sulla libertà di circolazione e sul reciproco riconoscimento dei titoli di studio. Tra i temi discussi, tuttavia, non è mai stato presente l’argomento delle riparazioni di guerra.

Su questo punto, la portavoce dell’UE, Maja Kocijancic, ha reso noto a BIRN che entrambe le parti coinvolte al tavolo del negoziato sono in grado di proporre nuovi temi da discutere. Nello specifico, Kocijancic ha dichiarato che “l’UE facilita il dialogo, ma i contenuti e le proposte, così come l’agenda, dipendono dalle parti coinvolte”.

Il processo di dialogo tra Kosovo e Serbia è in stallo da circa un anno, ovvero da dopo che il Kosovo aveva imposto dazi sui beni importati dalla Serbia in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol.  Nello specifico, la decisione di Pristina di imporre tariffe del 100% sui beni importati dalla Serbia era arrivata mercoledì 21 novembre 2018, ovvero il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, tenutasi durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione a Dubai. Il Kosovo aveva bisogno dei due terzi dei consensi a sostegno del suo ingresso, ma solo 68 Paesi avevano votato in suo favore, 51 si erano opposti e 16 si erano astenuti. In seguito al risultato, Haradinaj aveva espresso la sua profonda delusione e aveva accusato la Serbia di aver combattuto una feroce campagna contro l’adesione di Pristina all’Interpol.

La Serbia, inoltre, è stata più volte accusata di aver condotto una campagna anche contro il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Nello specifico, Belgrado era stata accusata di aver concesso, in cambio del ritiro del riconoscimento del Kosovo, l’esenzione del visto ai cittadini dei Paesi che procedevano con tale misura. Da parte sua, Belgrado aveva negato le accuse, rispondendo che “l’esenzione dal visto è un semplice simbolo di amicizia nei confronti di un Paese, nonché un segnale di reciproco rispetto”, nonché una decisione in linea con la “politica di apertura nei confronti del mondo” adottata da Belgrado.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.