Gli USA aumenteranno la pressione economica sull’Iran

Pubblicato il 28 ottobre 2019 alle 17:42 in Iran USA e Canada

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Il segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, ha dichiarato che Washington aumenterà la pressione economica sull’Iran per contrastare il suo programma di sviluppo nucleare.

Mnuchin ha sottolineato tale impegno all’inizio del suo viaggio in Medio Oriente che includerà visite ufficiali agli alleati statunitensi in Israele e Arabia Saudita. Lunedì 28 ottobre, il segretario si trovava a Gerusalemme insieme al primo ministro israeliano uscente, Benjamin Netanyahu. “Abbiamo portato avanti una campagna di massima pressione con le sanzioni. Hanno lavorato, stanno lavorando, tagliando i fondi”, ha dichiarato Mnuchin, senza aggiungere ulteriori dettagli sulle misure previste. Tuttavia, il segretario ha rassicurato Netanyahu sulla coordinazione in atto con le autorità israeliane: “Sono appena tornato da un pranzo di lavoro molto produttivo con la tua squadra. Ci hanno dato un sacco di idee molto specifiche che seguiremo”. Da parte sua, il premier israeliano uscente ha affermato: “Voglio ringraziarti per quello che hai fatto e incoraggiarti, Steve, a fare di più – di più, molto di più”. 

Le relazioni tra Washington e Teheran hanno subito una frattura a partire dall’8 maggio 2018, quando Trump si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015. Tale patto, firmato il 14 luglio 2015, prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, nel corso del suo discorso all’Assemblea Generale dell’Onu, di mercoledì 24 settembre, aveva affermato che l’amministrazione statunitense era la prima a violare l’accordo sul nucleare del 2015 e ciò rappresentava un attacco alla sovranità di tutto il mondo. 

Rouhani aveva poi sottolineato la necessità di porre fine alle sanzioni contro l’Iran, con l’obiettivo di aprire la strada al dialogo. In particolare, era stato evidenziato che il popolo iraniano non si arrenderà mai all’aggressione e a dettami provenienti dall’estero, né sarà mai disposto a negoziare con un “nemico” che desidera spingere il proprio Paese a deporre le armi di fronte a povertà e sanzioni. Pertanto, Teheran si rifiutava di negoziare fino a quando le sanzioni, da parte statunitense, persisteranno. “Oggi è chiaro a tutti che gli Stati Uniti stanno voltando le spalle ai propri impegni, e l’Europa non è in grado di adempiere ai propri obblighi” aveva affermato Rouhani. A detta di Trump, invece, l’Iran continua a lanciare slogan contro gli Stati Uniti, invocandone la distruzione e, pertanto, le sanzioni non verranno revocate bensì inasprite, a meno che Teheran non ponga fine ai propri comportamenti aggressivi. Non da ultimo, nel discorso tenuto di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 24 settembre, Trump aveva invitato le nazioni di tutto il mondo a supportare le sanzioni contro l’Iran e a opporsi alla sua “bramosia di sangue”.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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