Etiopia: aumentano i morti nelle proteste, Abiy preoccupato

Pubblicato il 28 ottobre 2019 alle 12:02 in Africa Etiopia

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Il primo ministro Abiy Ahmed ha avvertito che le instabilità e le violenze nel Paese, che finora hanno portato alla morte di almeno 67 persone, rischiano di aggravarsi e diffondersi ulteriormente. “La crisi che stiamo affrontando diventerà ancora più temibile e complessa se gli etiopi non si uniranno”, ha detto Abiy in una dichiarazione ufficiale. Si tratta della prima volta dall’inizio dei disordini che il premier rilascia dichiarazioni su quanto è accaduto nella scorsa settimana e promette di condannare coloro che verranno giudicati responsabili. “Lavoreremo incessantemente per garantire la prevalenza dello Stato di diritto e per assicurare alla giustizia gli autori delle violenze”, ha specificato Abiy.

Secondo il primo ministro etiope, le proteste sarebbero nate inizialmente per contestare il suo governo ma, in seguito, si sarebbero trasformate in scontri dal carattere etnico e religioso. “C’è stato un tentativo di trasformare la crisi in un conflitto etnico e religioso”, ha detto Abiy nella dichiarazione, aggiungendo che case, negozi e luoghi di culto sono stati distrutti, mentre un indefinito numero di etiopi è stato costretto ad abbandonare la propria abitazione.

Le violenze sono scoppiate nella capitale, Addis Abeba, e in gran parte della regione di Oromia, mercoledì 23 ottobre, dopo che un famoso attivista etiope, Jawar Mohammed, era stato accusato dalle forze di sicurezza di aver provato a organizzare un attacco contro il premier. L’uomo, imprenditore nel settore delle comunicazioni e appartenente al gruppo etnico degli Oromo, è un eroe e un punto di riferimento per diversi suoi connazionali che si ribellano al governo del primo ministro Abiy e contestano la sua vittoria al Nobel per la Pace. Jawar, considerato il leader delle proteste anti-Abiy, era stato interrogato dalla polizia nella sua abitazione, martedì 22 ottobre. Centinaia di suoi sostenitori sono accorsi per mostrargli il loro appoggio e da lì pesanti proteste sono divampate in varie parti del Paese, con le forze di sicurezza che hanno lanciato gas lacrimogeni e colpi di arma da fuoco per disperdere i manifestanti.  

Jawar, che un tempo era alleato del primo ministro Abiy, ha mobilitato numerosi manifestanti dell’etnia Oromo, lo stesso gruppo etnico del premier, e ha iniziato, già dallo scorso anno, a contestarne la leadership. Questa settimana, Abiy aveva accusato alcune figure mediatiche, di cui non aveva specificato il nome, di promuovere gli interessi etnici di un dato gruppo sugli interessi dell’unità nazionale. Tali manifestazioni rappresentano una dura sfida per il primo ministro etiope: se si arrendesse, potrebbe incoraggiare Jawar e gli altri agitatori regionali ma se cominciasse a reprimere le proteste e a utilizzare la violenza, offuscherebbe la sua reputazione da premier riformatore.

Sabato 26 ottobre, il capo della polizia dello Stato di Oromia, Kefyalew Tefera, aveva dichiarato che 67 persone erano state uccise nella regione, tra cui 5 agenti di polizia. Secondo le sue affermazioni, la maggior parte dei morti ha perso la vita in “scontri tra civili” anziché per mano delle forze di sicurezza. Tefera ha anche sottolineato che la calma è stata ripristinata, ma, da parte sua, il Ministero della Difesa ha annunciato, venerdì 25 ottobre, il dispiegamento di agenti di polizia in 7 aree del Paese per ripristinare l’ordine e calmare le violenze, che secondo fonti locali, sarebbero continuare anche nel fine settimana. Quando i sostenitori di Jawar hanno iniziato a mobilitarsi contro il premier, Abiy si trovava in Russia, a Sochi, per partecipare al vertice Russia-Africa organizzato dal presidente Vladimir Putin.

Le proteste e le reazioni delle forze dell’ordine dimostrano che le forze di sicurezza regionali continuano a mostrare ancora un volto piuttosto severo durante la repressione delle manifestazioni a base etnica e politica. Tali eventi rivelano la forte instabilità che caratterizza l’Etiopia, nonostante l’operato del riformista del premier Abiy Ahmed. Il 2 aprile 2019 si è concluso il suo primo anno di mandato. Il primo ministro etiope è il leader più giovane del continente africano. Nell’arco di 12 mesi, Abiy è stato promotore di una serie di riforme sociali, economiche e di sicurezza che hanno portato sia a una svolta nella politica interna ed estera del Paese, il più popoloso dell’Africa dopo la Nigeria, sia a un nuovo equilibrio diplomatico nel Corno d’Africa. La sua azione riformatrice è talmente determinata che l’Etiopia sembra essere a un bivio tra dittatura e democrazia. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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