Cile: Piñera abroga lo stato di emergenza

Pubblicato il 28 ottobre 2019 alle 12:30 in America Latina Cile

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Il presidente del Cile, Sebastián Piñera, ha mantenuto la promessa annunciata lo scorso sabato 26 ottobre e firmato domenica i decreti necessari per abrogare lo stato di emergenza in diverse regioni del paese, tra cui la capitale Santiago  e quindi ritirare i militari dalle strade dopo oltre una settimana e allo stesso tempo “recuperare il percorso della normalizzazione istituzionale”.

“Per aiutare il Cile a ripristinare la normalità istituzionale, il presidente della repubblica ha firmato i decreti richiesti in modo che, a partire dalle 00:00 di lunedì 28 ottobre, lo stato di emergenza sarà revocato in tutto regioni e comuni istituiti ” – afferma la presidenza in un documento pubblicato sul sito ufficiale. Lunedì 28 ottobre sono riaperte le scuole e le università in tutto il paese, tranne in quattro municipi di Santiago.

Sabato scorso, al termine di una giornata in cui oltre un milione di persone è scesa pacificamente in piazza per chiedere un nuovo modello economico e nuova Costituzione (quella attuale, del 1980, fu concessa dal generale Pinochet e successivamente modificata per adattarla alla restaurata democrazia), Piñera aveva annunciato le dimissioni dell’intero gabinetto e avviato le consultazioni per la formazione di un nuovo esecutivo.

Piñera aveva decretato lo stato di emergenza lo scorso 19 ottobre affinché le forze armate si schierassero con gli agenti di polizia della polizia e con i carabineros per garantire l’ordine pubblico a seguito delle proteste contro il caro-vita. La decisione si schierare l’esercito per la prima volta da quando la democrazia è stata ristabilita dopo la dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990), era dovuta al fatto che a margine delle manifestazioni pacifiche si sono verificati atti di violenza, incendi e saccheggi. I manifestanti hanno denunciato numerosi casi di violazioni dei diritti umani da parte delle forze armate. 

Le proteste, che hanno provocato almeno 19 morti, tra cui sei stranieri, si sono estese da Santiago nel resto del Cile dopo l’aumento del prezzo del biglietto della metropolitana della capitale, un simbolo del continuo aumento dei prezzi (energia, istruzione, sanità) che ha fatto esplodere la rabbia dei cittadini di fronte a disuguaglianza e ingiustizia sociale.

Al culmine dello spiegamento militare, tutte le regioni, ad eccezione della meridionale Aysen, avevano una città, una provincia o l’intero territorio con uno o più distaccamenti delle forze armate nelle strade. La presenza dell’esercito, che in seguito fu accompagnata dal coprifuoco che era già stato revocato, ha provocato un profondo rifiuto sociale in particolare per il ricordo, per la prima volta in quasi 30 anni,  degli anni più bui della dittatura.

Il bilancio da quando sono scoppiate le proteste nella notte del 18 ottobre, oltre ai 19 morti, parla di più di mille feriti, quasi la metà dei quali a causa di proiettili di gomma e gas lacrimogeni, e oltre 3.000 detenuti, secondo l’Istituto Nazionale di Diritti umani, un ente pubblico e indipendente che controlla le proteste.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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