Brexit: il Regno Unito non uscirà il 31 ottobre, l’UE approva la proroga

Pubblicato il 28 ottobre 2019 alle 18:15 in Europa UK

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L’Unione Europea ha deciso di concedere al Regno Unito una proroga dei tempi per la Brexit, la quale potrà avvenire entro il 21 gennaio 2020.

È quanto avvenuto lunedì 28 ottobre, dopo una riunione con gli ambasciatori dei 27 Paesi membri in seno al Consiglio Europeo, il quale ha deciso di accettare la richiesta inoltrata dal premier britannico, Boris Johnson, in seguito alla mancata approvazione da parte del Parlamento inglese dell’accordo raggiunto con Bruxelles.

Secondo quanto deciso dai 27 Stati membri, la proroga al 31 gennaio 2020 consentirà tuttavia a Londra di abbandonare il blocco comunitario anche prima di tale data, previa ratifica di un accordo di recesso con l’UE. Ciò risulta in linea con il Benn Act approvato dal Parlamento britannico lo scorso 9 settembre, in virtù del quale Johnson aveva richiesto la proroga al Consiglio Europeo.

Nello specifico, secondo quanto deciso dal Consiglio, Il Regno Unito rimarrà membro dell’UE per i prossimi tre mesi, ma potrà andar via non appena un accordo di recesso verrà firmato da Westminster, ovvero il Parlamento inglese, e dal Parlamento europeo. L’Unione Europea, però, ha messo in chiaro che non ha intenzione di rinegoziare un nuovo accordo di recesso con Londra.

Secondo quanto rivelato, la proroga verrà concessa con procedura scritta, senza cioè che i 27 premier degli Stati membri convergano per un nuovo vertice. Stando a quanto spiegato da una fonte interna all’Unione, in particolare, il presidente del Consiglio dei ministri dell’UE, Donald Tusk, “farà partire la procedura scritta prevedendo una scadenza di 24 ore” entro cui gli Stati dovranno rispondere. Ciò vuol dire che “la decisione formale sull’estensione dipende dall’esito positivo della procedura scritta”, la quale potrà concludersi “tra martedì e mercoledì”.

La concessione della proroga, sostiene il Guardian, aumenta le possibilità che vi saranno nuove elezioni nel Regno Unito, come richiesto dai partiti di opposizione. A tale riguardo, il quotidiano inglese sostiene che il Partito liberal democratico e il Partito nazionale scozzese (SNP) abbiano già reso noto che avrebbero supportato un nuovo voto per il prossimo 9 dicembre, in caso di mancato abbandono dell’Unione Europea entro il 31 ottobre. Dall’altro lato, invece, il partito laburista ha reso noto che non è intenzionato a sostenere le elezioni fino a quando non vi saranno rassicurazioni in merito al futuro del Regno Unito nel post-Brexit.

Inizialmente, l’UE non si era espressa in maniera omogenea rispetto alla concessione di una proroga a Johnson. Tuttavia, la maggiore possibilità di andare ad elezioni, sostiene il Guardian, ha portato la Francia, che era tra i principali oppositori, a rivedere la propria posizione. In particolare, secondo quanto riportato, Parigi era contraria perché era convinta che un’estensione dei termini avrebbe sollevato il Regno Unito dalla pressione a cui è sottoposto per l’approvazione dell’accordo raggiunto.

Tuttavia, ha spiegato un funzionario francese, Parigi ha fatto cadere le proprie obiezioni per via “della significativamente maggiore probabilità di andare ad elezioni, posizione ora sostenuta da diversi partiti, tra cui i liberal democratici e l’SNP”.

L’estensione dei termini, inoltre, è divenuta possibile in virtù dell’imposizione di nuove condizioni, fortemente sostenute da Parigi, le quali dovranno essere rispettate dal Regno Unito. In primo luogo, la “non rinegoziabilità” dell’accordo già raggiunto. In secondo luogo, è stato espresso esplicitamente che i 27 Paesi membri decideranno in merito alle future strategie europee senza dover coinvolgere il Regno Unito.

Il Regno Unito ha assunto l’impegno di lasciare l’UE entro il 31 ottobre rinegoziando l’accordo precedentemente raggiunto tra Buxelles e l’ex premier, Theresa May, il quale era stato respinto per tre volte dai legislatori, oppure andando via senza aver concordato un accordo di recesso. Quest’ultima opzione era però stata resa impossibile lo scorso 9 settembre, in seguito alla promulgazione del Benn Act, la legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo. In sintesi, tale legge prevede che in caso di mancata approvazione di un accordo, il premier avrebbe dovuto chiedere a Bruxelles un’estensione al 31 gennaio 2020.

Dopo aver raggiunto un accordo con Bruxelles, il 17 ottobre, l’accordo era stato votato, il 18 ottobre, da Westminster, il quale, però, aveva sostenuto la modifica del conservatore Oliver Letwin, per la quale Johnson è stato costretto a richiedere un’estensione della Brexit.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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