Argentina, il ritorno del peronismo: Fernández presidente

Pubblicato il 28 ottobre 2019 alle 8:57 in America Latina Argentina

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Alberto Fernández è il nuovo presidente dell’Argentina. Il candidato peronista supera il 48% dei voti e stacca di oltre sette punti il presidente uscente Mauricio Macri, votato dal 40,4% degli argentini. Con questi dati secondo la legge elettorale argentina Fernández è eletto sin dal primo turno senza bisogno di ricorrere al ballottaggio. Terzo è arrivato il peronista moderato Roberto Lavagna, che ha superato di poco il 6%.

Il ritorno del Peronismo al potere è spiegato soprattutto dal risultato della provincia di Buenos Aires, dove la formula Alberto Fernández-Cristina Kirchner ha superato di oltre 16 punti la candidatura Mauricio Macri-Miguel Pichetto. Tale divario ha impedito che gli ottimi risultati del presidente uscente a Buenos Aires città e nelle provincie di Córdoba, Santa Fe e Mendoza fossero sufficienti a garantire un secondo turno.

Rispetto alle primarie dell’11 agosto, Macri ha ottenuto otto punti in più, dimezzando lo svantaggio, ma la rimonta non è stata sufficiente. Secondo gli analisti il capo dello stato uscente, per andare al ballottaggio, aveva bisogno di una partecipazione molto elevata, pari almeno a quell’85% che nel 1983 consentì la vittoria al radicale Raúl Alfonsín in quella che fu la prima volta che il peronismo veniva sconfitto in elezioni libere. In questa occasione ha votato l’82% degli aventi diritto. I dati corrispondevano alle aspettative del macrismo: un gran numero di voti era essenziale per diluire il 49,4% raggiunto da Fernandez nelle primarie. Ma era anche indispensabile che altri elettori si rivolgessero a favore di Macri, e ciò non è accaduto.

La notte elettorale è stata particolarmente tranquilla. Alberto Fernández ha vinto ma non ha stravinto come prevedevano i sondaggi, che gli davano oltre 20 punti di vantaggio, il che ha permesso al macrismo di consolidarsi come forte opposizione. Anche il comportamento di Macri e Fernández ha contribuito al mantenimento dell’ordine, a differenza di quanto accaduto in passato questa volta i due rivali hanno messo da parte la reciproca antipatia e si sono dichiarati disposti a lavorare insieme. lI presidente uscente ha ammesso la sconfitta e invitato Alberto Fernández oggi alla Casa Rosada per organizzare assieme una transizione ordinata.

Entrambi i candidati consapevoli che la situazione economica dell’Argentina attraversa un momento critico e che nei prossimi giorni potrebbe riprodurre la turbolenza finanziaria che seguì la vittoria peronista nelle primarie di agosto.

“Siamo preparati a qualsiasi scenario” – ha dichiarato Hernán Lacunza, ministro delle finanze che è entrato in carica ad agosto, dopo che la reazione dei mercati finanziari al risultato delle primarie ha trasformato la crisi del peso in un vero e proprio crollo.

Oltre al presidente si eleggevano il Sindaco di Buenos Aires e il governatore della provincia di Buenos Aires, che non include la città ma i suoi dintorni. Nella capitale, il macrista Horacio Rodríguez Larreta ha sconfitto il peronista Matías Lammens già al primo turno. Nella provincia di Buenos Aires, la più ricca e popolata del paese, la situazione è opposta: il peronista Axel Kicillof, ex ministro dell’Economia con Cristina Fernández de Kirchner, si è imposto sull’attuale governatrice macrista, María Eugenia Vidal.

Le elezioni rappresentano una vittoria per il peronismo, non solo per il risultato elettorale, ma anche per il fatto di essere riuscito a riunirsi attorno a Fernández. Un risultato possibile grazie alla ex presidente (e futura vice-presidente) Cristina Kirchner, l’altra grande trionfatrice della notte elettorale argentina, il cui passo indietro ha consentito il compattarsi del voto peronista attorno a un candidato meno marcato a sinistra.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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