Turchia: un soldato ucciso e 5 feriti nel nord-est della Siria

Pubblicato il 27 ottobre 2019 alle 12:02 in Siria Turchia

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Un soldato turco è stato ucciso e altri 5 sono rimasti feriti nella regione siriana di Ras Al-Ayn, a causa di un attacco con razzo e mortaio condotto dalle milizie curde delle YPG. Erdogan ha criticato l’UE.

 A renderlo noto, nella giornata di domenica 27 ottobre, è stato il Ministero della Difesa di Ankara, il quale ha comunicato che l’esercito stava conducendo un’operazione di ricognizione nella zona quando è stato attaccato, e ha poi risposto in egual maniera all’attacco delle milizie curde. In questo contesto, l’agenzia di stampa statale siriana SANA ha informato che sono scoppiati scontri tra l’esercito siriano e le forze turche nelle campagne intorno a Ras al-Ain.

Nella precedente giornata di sabato 26 ottobre, il presidente turco, Tayyip Erdogan, aveva affermato che Ankara sgombererà la Siria nord-orientale dalla presenza delle milizie curde delle YPG se la Russia non terrà fede ai suoi obblighi presi nel quadro dell’accordo che ha aiutato a cessare l’offensiva turca nella regione. “Se questa area non sarà sgomberata dai terroristi entro la fine delle 150 ore, allora gestiremo la situazione a modo nostro e ci occuperemo di liberare la zona”, ha minacciato Erdogan durante un discorso pronunciato a Istanbul. 

In base all’intesa stipulata da Erdogan con il presidente di Mosca, Vladimir Putin, la polizia militare russa e le guardie di frontiera siriane hanno a disposizione un arco temporale di 6 giorni, che scadrà martedì 29 ottobre, per sgomberare le milizie delle YPG da una zona circoscritta a 30 km dal confine turco. Da martedì, le forze russe e turche inizieranno a pattugliare una porzione di territori più piccola, lunga 10 km, nella Siria nord-orientale. 

Ankara considera le YPG come un’organizzazione terroristica legata ai ribelli curdi operanti nel sud-est della Turchia. La sua offensiva in Siria, lanciata dopo che il presidente americano, Donald Trump, ha ritirato 1000 unità dall’area, ha scatenato critiche dagli alleati turchi in seno alla NATO.

 Sempre di sabato, Erdogan ha reiterato un’accusa rivolta all’Unione Europea in merito alla promessa del blocco di allocare 6 miliardi di euro ad Ankara per aiutarla a soddisfare i bisogni primari dei circa 3,6 milioni di rifugiati siriani attualmente sfollati nel Paese, ma finora, ha affermato Erdogan, la Turchia non ha ricevuto che la metà di tali fondi. Il presidente turco ha specificato che il Paese ha finora speso circa 40 miliardi di euro per accoglierli. Erdogan ha minacciato che se gli alleati europei non presteranno gli aiuti promessi alla sua nazione per ridistribuire gli sfollati in una “zona sicura”, Ankara si vedrà costretta ad “aprire i suoi confini” e lasciare che i rifugiati vadano negli altri Paesi membri.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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