L’Uruguay al voto: i sondaggi pronosticano un ballottaggio

Pubblicato il 27 ottobre 2019 alle 6:10 in America Latina Uruguay

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli uruguaiani eleggeranno questa domenica 27 ottobre presidente, vicepresidente, 90 deputati e 30 senatori. Per vincere al primo turno un candidato deve ottenere il 50% più uno dei voti, altrimenti il 24 novembre si terrà un secondo turno tra i due candidati più votati. 

Oltre al voto politico,  gli uruguaiani sono chiamati alle urne per cambiare (o meno) alcuni punti chiave dell’attuale Costituzione. Il plebiscito sulla riforma chiamata “Vivere senza paura” prevede, tra le altre cose, di aumentare i poteri dell’esercito nella lotta al crimine comune, di negare il rilascio anticipato per i prigionieri colpevoli di reati particolarmente efferati e l’introduzione dell’ergastolo.

Al voto sono chiamati 2,7 milioni di persone in quasi 7.500 sezioni elettorali, quasi il doppio rispetto alle elezioni del 2014. 

Sono undici i partiti che corrono per la presidenza uruguaiana: Frente amplio, al potere dal 2005, Partito nazionale, Partito Colorado, Cabildo aperto, Partito popolare, Unità popolare, Partito verde animalista, Partito ecologico radicale intransigente, Partito indipendente, Partito digitale e Partito dei lavoratori.

I sondaggi assegnano a Daniel Martínez, del Frente Amplio, una percentuale compresa tra il 40 e il 44%, in forte aumento nelle ultime settimane, in particolare grazie ai buoni risultati economici dei 14 anni di governo ininterrotto della coalizione di sinistra. Martínez dovrebbe affrontare al ballottaggio, stando agli istituti demoscopici, Luis Lacalle Pou del Partito nazionale, con intenzioni di voto tra il 24% e il 29%.  Il terzo posto è conteso da Enerto Talvi (Partido Colorado) e Guido Manini Ríos (Cabildo Aperto), accreditati del 10-14% dei voti. Nessuno degli altri candidati supererebbe il 2% dei voti. All’eventuale ballottaggio, i sondaggi danno Lacalle in leggero vantaggio su Martínez.

Al termine di una campagna elettorale tranquilla e poco entusiasmante, come tradizione nel paese latinoamericano, il voto sembra polarizzarsi tra due grandi progetti, uno di sinistra guidato dal Frente Amplio che propone di proseguire la linea economica degli ultimi quindici anni, che ha garantito crescita economica e ampliamento dei diritti sociali. Un sistema che, tuttavia, rimane eccessivamente dipendente dalle esportazioni di prodotti agropecuari, in particolare di soia alla Cina, e che è oggetto di critica per l’alta spesa pubblica che ha prodotto un deficit sostenibile solo se l’economia cresce a tassi sostenuti.  L’altro è rappresentato dal Partito Nazionale di destra, che propone di effettuare un adeguamento fiscale di un miliardo di dollari smontando alcuni programmi sociali considerati eccessivamente dispendiosi e attirando investimenti stranieri nel paese. Il Partito Nazionale punta inoltre a rivedere la politica estera del paese, allineando Montevideo alle principali potenze regionali. 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.