L’Italia ritirerà dalla Turchia la sua batteria antimissile

Pubblicato il 27 ottobre 2019 alle 6:17 in Italia Turchia

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L’Italia ha iniziato le attività logistiche necessarie a ritirare la sua batteria antimissile Samp-T da Kahramanmaras, in Turchia, nell’ambito della missione NATO “Active Fence”. È quanto ha reso noto il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo, rispondendo a un’interrogazione presso la Camera.

La batteria ha cominciato ad essere operativa dal 2016 e il Parlamento ne aveva autorizzato l’impiego fino alla fine del 2019. Alla scadenza, il 31 dicembre, il sistema e i 130 militari italiani inviati sul campo rientreranno in patria. “Lo schieramento della Samp-T rientra nel quadro del sistema di difesa che la Nato garantisce a tutela delle popolazioni dei Paesi europei membri dell’Alleanza”, ha affermato il sottosegretario Tofalo. “La partecipazione italiana ha avuto inizio nel giugno 2016, a seguito del ritiro dei Patriot americani e tedeschi schierati a Gaziantep e Kahramanmaras. La batteria è stata schierata con esclusivi compiti di difesa antimissile per proteggere quest’ ultima città contribuendo alla gestione della sicurezza di tutta la regione”, ha aggiunto.

Secondo le parole del sottosegretario italiano alla Difesa, l’escalation della situazione al confine turco-siriano allarma le autorità e tiene alta l’attenzione su quelle aree. Tuttavia, Roma ha cercato di non mettere in relazione il ritiro della batteria con le critiche rivolte dallo Stato italiano all’operazione militare turca in Siria, nota con il nome “Fonte di pace”. Al vertice NATO di Bruxelles, tenutosi tra il 24 e il 25 ottobre, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha chiarito che il ritorno in patria della Samp-T e dei suoi soldati non è in alcun modo collegato all’offensiva del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. “Attuiamo quanto previsto” ha detto il ministro. Parlando in merito alla situazione siriana, però, Guerini precisa: “C’è preoccupazione condivisa per l’iniziativa turca. Si comprendono le ragioni di sicurezza, ma l’emergenza umanitaria che si è determinata richiede una soluzione politica. Devono tacere le armi, ora serve il lavoro della politica”. Non è chiaro se la Francia prenderà il posto dell’Italia con una nuova batteria Samp-T. Per quanto riguarda la Spagna, invece, il ministro della Difesa spagnolo, Margarita Robles, ha confermato il rinnovo per altri 6 mesi dei suoi missili Patriot stanziati sul territorio.

L’operazione NATO Active Fence ha un valore ormai solo politico perché la Turchia non ha ricevuto alcuna minaccia di missili balistici dalla Siria. È quanto ha implicitamente ammesso il segretario alla Difesa statunitense Mark Esper, parlando altresì dell’obiettivo di riportare la Turchia pienamente nell’orbita Occidentale, allontanandola dalla sfera di influenza russa.

L’operazione turca, intitolata “Fonte di pace”, ha avuto inizio il 9 ottobre scorso ed è promossa dal presidente turco Erdogan per contrastare le milizie curde presenti in Siria. Queste, a detta di Ankara, rappresentano una minaccia per l’integrità territoriale siriana. In particolare, l’obiettivo dell’operazione è porre fine ad un “corridoio terroristico”. Secondo funzionari turchi, il fine è altresì creare una zona sicura che si estende dal fiume Eufrate a Ovest, fino alle città di Jarabulus e al-Malikiyah, nell’estremo Nord della Siria, con una lunghezza pari a circa 450 chilometri. Il Ministero della Difesa turco ha reso noto, mercoledì 23 ottobre, di aver sospeso l’operazione in Siria, perché non vi era più bisogno di nuove azioni militari a seguito dell’accordo raggiunto con la Russia a Sochi, il 22 ottobre, e al conseguente ritiro delle unità curde. Tra i diversi punti, le due parti si sono dette concordi nel respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza di circa 30 km. Inoltre, sempre il 23 ottobre, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha reso noto di aver revocato le sanzioni precedentemente imposte alla Turchia.

Le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti in Siria, e, negli ultimi anni, hanno ampliato il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” legata al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

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Chiara Gentili

di Redazione

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