Iraq: 15 morti, decine di feriti nel secondo giorno di proteste

Pubblicato il 27 ottobre 2019 alle 6:00 in Iraq Medio Oriente

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Almeno 67 iracheni sono morti, e centinaia di altri sono rimasti feriti, nella ripresa delle proteste antigovernative sfociate in scontri e violenze in varie città in Iraq, nei giorni di venerdì 25 e sabato 26 ottobre.

Secondo quanto riferito dalle forze di sicurezza locali, nel tentativo di contenere le violenze, il premier iracheno, Abdul Mahdi, nella notte di sabato, ha ordinato ai membri del Servizio di Antiterrorismo nazionale di pattugliare le strade della capitale, Baghdad, e della città meridionale di Nasiriya, e di usare “tutti i mezzi necessari” per porre fine alle proteste. Intorno alla mezzanotte, tali unità hanno smantellato barricate dei cittadini in protesta nei quartieri intorno alla zona centrale di Baghdad, vicino Tahrir Square, e hanno iniziato a cacciare i manifestanti presenti in loco. In precedenza, le forze di sicurezza avevano fallito nella medesima impresa nonostante l’uso di lacrimogeni.

A Nasiriya, soldati dell’antiterrorismo hanno interrotto a forza le manifestazioni arrestando e picchiando decine di persone, hanno riferito le forze dell’ordine.

4 persone sono state uccise dopo essere colpite direttamente sul capo dai lacrimogeni lanciati dalle forze di sicurezza nella capitale, e decine sono i feriti. Altre 4 persone sono morte a Nasiriya, quando un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione nell’abitazione di un ufficiale della sicurezza; le guardie hanno aperto il fuoco dopo che i manifestanti hanno appiccato fuoco all’edificio. Altri 7 sono morti a Hilla, di cui la maggior parte a causa dei membri delle milizie conosciute come Badr Organization, gruppo spalleggiato dall’Iran, le quali avevano aperto il fuoco nelle agitazioni. Almeno 52 persone sono state uccise nel Paese nel corso di venerdì, e oltre 2000 sono rimaste ferite nella medesima giornata.

Si è trattato del secondo momento di massima violenza in Iraq nel mese di ottobre. Precedentemente, 157 persone erano state uccise e oltre 6000 ferite, sempre nel quadro di scontri tra manifestanti e forze di sicurezza.

I raduni erano ricominciati nella giornata di giovedì 24 ottobre, dopo che il premier iracheno, Abdul Mahdi, aveva avvertito che un eventuale collasso del governo porterebbe il Paese in un caos ancora più grande. In un discorso trasmesso in TV, il premier aveva altresì promesso al popolo che i cittadini sarebbero liberi di esercitare il loro diritto alla protesta, ma aveva sottolineato che l’uso della violenza non sarebbe stato tollerato. A fargli eco è stato il leader sciita, l’Ayatollah Ali al-Sistani, che venerdì ha esortato i manifestanti e le forze di sicurezza a non fare uso di violenza. Nonostante gli ammonimenti, già durante il pomeriggio sono avvenuti scontri tanto nella capitale quanto in numerose cittadine più a sud, in primis Nasiriya e Basra.

Il popolo iracheno ha ripreso a manifestare dopo circa due settimane di tregua, indetta in occasione della commemorazione dell’uccisione dell’Imam Husayn a Karbala, avvenuta il 10 ottobre del 680. Si tratta di un episodio narrato dalla tradizione islamica come una battaglia ma che fu una brutale carneficina. Al-Husayn è considerato il terzo Imam dallo Sciismo e gli è stato dedicato un santuario che, per i fedeli sciiti, rappresenta un luogo sacro.

Le violente manifestazioni in Iraq hanno avuto inizio il 1° ottobre e hanno interessato sia la capitale Baghdad sia altre città del Sud del Paese, tra cui Najaf, Bassora, Nasiriyah e Al-Diwaniyah.

Si tratta delle maggiori proteste contro il governo del premier Mahdi, sin dall’inizio del proprio mandato, nel mese di ottobre 2018. Per alcuni, tale mobilitazione non è stata organizzata da nessun partito politico ma ha rappresentato una continuazione di quanto accaduto alcune settimane prima, quando studenti universitari inoccupati sono scesi nelle strade irachene per protestare contro la mancanza di posti di lavoro. I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la corruzione e la disoccupazione, in particolare giovanile. Inoltre, nel corso delle ultime manifestazioni, i cittadini avevano cominciato a chiedere anche le dimissioni del primo ministro.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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