Iraq: almeno 30 morti nelle proteste antigovernative

Pubblicato il 26 ottobre 2019 alle 9:29 in Iraq Medio Oriente

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La ripresa delle proteste antigovernative in Iraq ha scosso la capitale, Baghdad, e molte altre città meridionali, causando almeno 30 morti. Migliaia di manifestanti sono stati feriti dalle forze dell’ordine.

Centinaia di manifestanti iracheni si sono riversati nelle strade della capitale Baghdad e di altre 10 città centrali e meridionali, venerdì 25 ottobre. La polizia irachena ha sparato proiettili di plastica e fatto largo uso di lacrimogeni per contrastare i manifestanti; negli scontri sono morte almeno 30 persone, secondo l’Osservatorio per i Diritti Umani iracheno. La Commissione per i Diritti Umani semiufficiale del Paese ha confermato il bilancio delle vittime, e aggiunto che oltre 2000 manifestanti sono stati feriti.

I raduni sono ricominciati nella giornata di giovedì 24 ottobre, dopo che il premier iracheno, Abdul Mahdi, ha avvertito che un eventuale collasso del governo porterebbe il Paese in un caos ancora più grande. In un discorso trasmesso in TV, il premier ha altresì promesso al popolo che i cittadini saranno liberi di esercitare il loro diritto alla protesta, ma ha sottolineato che l’uso della violenza non sarà tollerato. A fargli eco è stato il leader sciita, il grande Ayatollah Ali al-Sistani, che venerdì ha esortato i manifestanti e le forze di sicurezza a non fare uso di violenza. Nonostante gli ammonimenti, durante il pomeriggio sono avvenuti scontri tanto nella capitale quanto in numerose cittadine più a sud, in primis Nasiriya e Basra.

Il popolo iracheno ha ripreso a manifestare dopo circa due settimane di tregua, indetta in occasione della commemorazione dell’uccisione dell’Imam Husayn a Karbala, avvenuta il 10 ottobre del 680. Si tratta di un episodio narrato dalla tradizione islamica come una battaglia ma che fu una brutale carneficina. Al-Husayn è considerato il terzo Imam dallo Sciismo e gli è stato dedicato un santuario che, per i fedeli sciiti, rappresenta un luogo sacro.

Le violente manifestazioni in Iraq hanno avuto inizio il 1° ottobre e hanno interessato sia la capitale Baghdad sia altre città del Sud del Paese, tra cui Najaf, Bassora, Nasiriyah e Al-Diwaniyah.

Si tratta delle maggiori proteste contro il governo del premier Mahdi, sin dall’inizio del proprio mandato, nel mese di ottobre 2018. Per alcuni, tale mobilitazione non è stata organizzata da nessun partito politico ma ha rappresentato una continuazione di quanto accaduto alcune settimane prima, quando studenti universitari inoccupati sono scesi nelle strade irachene per protestare contro la mancanza di posti di lavoro. I manifestanti hanno evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la corruzione e la disoccupazione, in particolare giovanile. Inoltre, nel corso delle ultime manifestazioni, i cittadini avevano cominciato a chiedere anche le dimissioni del primo ministro.

L’Iraq ha lottato per riprendersi dalla sua battaglia contro l’ISIS, durata dal 2014 al 2017. Tuttavia, il sistema “quote” e la corruzione dilagante nel Paese, così come l’abuso di potere e la presenza ai vertici di alcuni partiti religiosi e delle milizie, continuano a ostacolare l’istituzione e il funzionamento dello Stato in modo efficace e rapido. Non da ultimo, le istituzioni e le infrastrutture irachene devono ancora riprendersi da decenni segnati da combattimenti settari, occupazione straniera, invasione degli Stati Uniti, sanzioni internazionali e guerre con i propri vicini.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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