GERD: Egitto ed Etiopia riaprono il dialogo, USA si propongono come mediatore

Pubblicato il 26 ottobre 2019 alle 6:41 in Egitto Etiopia USA e Canada

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I leader di Egitto ed Etiopia si sono incontrati in occasione del vertice russo di Sochi, tra il 23 e il 24 ottobre, e hanno discusso della controversa questione riguardante la costruzione della diga GERD, il futuro sistema idroelettrico più grande di tutto il continente africano.

Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, “ha consegnato un messaggio” al primo ministro etiope Abiy Ahmed in merito al progetto che sarà realizzato da Addis Abeba sul fiume Nilo Azzuro, ha riferito un diplomatico egiziano. L’incontro è durato circa 45 minuti e si è svolto “in un’atmosfera positiva”, ha aggiunto la fonte, senza fornire dettagli. La presidenza egiziana ha poi affermato che i due leader hanno approvato la creazione di un comitato tecnico indipendente che trovi una soluzione alla controversia e medi al più presto tra i due Paesi per consentire ai lavori di costruzione della diga di andare avanti.

La Russia, da parte sua, si è detta disposta ad offrire il suo aiuto alla risoluzione della questione. “La diga è stata discussa durante l’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e quello egiziano Abdel Fattah al-Sisi e durante un ulteriore incontro con il primo ministro dell’Etiopia, Abiy Ahmed”, ha riferito il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. “Putin ha quindi offerto la sua assistenza e ha detto ai due leader che avrebbero dovuto approfittare della loro presenza a Sochi per discutere direttamente delle reciproche preoccupazioni”, ha aggiunto Peskov.

Tuttavia, già martedì 22 ottobre, l’amministrazione Trump aveva rivolto un invito ai ministri degli Esteri dell’Egitto, dell’Etiopia e del Sudan, terzo Paese africano coinvolto nella disputa, a discutere del gigantesco progetto della diga a Washington. La lettera era stata inviata dal segretario del Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, il 21 ottobre sia ai 3 Paesi africani sia al presidente del Gruppo della Banca Mondiale, David Malpass.

Un portavoce della Banca mondiale ha dichiarato in una nota che Malpass “prevede di partecipare, supponendo che tutti e 3 gli Stati (Etiopia, Egitto e Sudan) siano pienamente coinvolti e partecipino attivamente”. L’Egitto, che ha cercato a lungo un aiuto esterno per tentare di mediare i colloqui, ha accettato l’incontro, che si terrà presso l’ufficio di Mnuchin il 6 novembre. Etiopia e Sudan, tuttavia, non hanno ancora inviato la loro risposta.

L’Etiopia, da cui origina il Nilo azzurro, che si unisce al Nilo bianco e scorre verso l’Egitto, assicura che la diga non interromperà il flusso del fiume e sostiene che il progetto incrementerà il potenziale elettrico di tutta la regione. Il Sudan, anch’esso coinvolto nei negoziati, spera di poter usufruire dei vantaggi della GERD acquistando l’elettricità prodotta dalla diga. L’Egitto, da parte sua, ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito al progetto e teme che la Grand Ethiopian Renaissance Dam possa intaccare il suo fabbisogno idrico, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate domenica 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Tuttavia, già il 16 settembre, l’Etiopia aveva rigettato il punto di vista del governo egiziano sulle operazioni necessarie a completare la costruzione e il riempimento della diga e, a inizio ottobre, ha definito il progetto del Cairo “un tentativo di mantenere il proprio dominio coloniale sull’allocazione delle risorse idriche e di continuare ad avere potere di veto su qualsiasi decisione che riguarda il progetto del Nilo”. Il 26 settembre, al-Sisi aveva reso noto che i colloqui erano ad un punto morto e aveva accusato l’Etiopia di “inflessibilità”, richiedendo l’intervento della comunità internazionale. Il presidente, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a fine settembre, aveva chiarito che per lui le acque del Nilo sono una questione di vita o di morte e ha affermato che, benché riconosca la situazione dell’Etiopia e il suo bisogno di soddisfare i propri interessi energetici, le autorità di Addis Abeba non hanno ancora compiuto studi sufficienti sulla realizzazione di questo immenso progetto idroelettrico. Tuttavia, il 17 ottobre, qualche giorno prima dell’incontro di Sochi, si sono riaccese le speranze di una ripresa dei colloqui e le parti hanno accettato l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la controversia.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, che dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità, era iniziata nell’aprile 2011. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta completata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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