USA: la Cina limita i diritti e le libertà di Hong Kong

Pubblicato il 25 ottobre 2019 alle 12:12 in Cina Hong Kong USA e Canada

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Il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, ha rilasciato una serie di dichiarazioni in materia diritti umani in Cina, il 24 ottobre, accusando il Paese di limitare “i diritti e le libertà” di Hong Kong.

In un importante discorso politico sulla Cina, che ha toccato diversi temi controversi, Pence ha affermato che gli Stati Uniti non stanno cercando uno scontro con Pechino. Tuttavia, il vicepresidente ha condannato lo “stato di sorveglianza” e le azioni militari “sempre più provocatorie” della Cina. “Hong Kong è un esempio vivente di ciò che può accadere quando la Cina abbraccia la libertà”, ha affermato. “Eppure, negli ultimi anni, Pechino ha aumentato i suoi interventi contro la città e si è impegnata in azioni che limitano i diritti e le libertà che al popolo di Hong Kong sono stati garantiti attraverso un accordo internazionale vincolante”, ha aggiunto.

Con tale affermazione, Pence fa riferimento alla Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984, che stabiliva le condizioni per il ritorno di Hong Kong in Cina, nel 1997. In base all’accordo sottoscritto dalle Nazioni Unite, Hong Kong è una città cinese in un quadro noto come “un Paese, due sistemi” che garantisce una serie di libertà alla zona che non sono garantite nella Cina continentale. Tuttavia, Pechino tende a mantenere il proprio controllo sull’esecutivo di Hong Kong e, il 31 marzo 2019, a seguito della presentazione di un disegno di legge che permetteva l’estradizione in Cina per alcuni reati, la popolazione è scesa in piazza in una serie di proteste che stanno ancora sconvolgendo la città. 

Il vicepresidente ha poi dichiarato che gli Stati Uniti sono schierati con i manifestanti a Hong Kong. “Siamo con voi. Siamo ispirati da voi. Vi esortiamo a seguire la strada di una protesta non violenta”, ha affermato Pence riguardo ad Hong Kong presso il Wilson Center, un think tank di Washington. Tali dichiarazioni sono state rilasciate mentre le delegazioni USA e cinesi stanno tendando di concludere un nuovo accordo commerciale con la Cina. Venerdì 25 ottobre è prevista una nuova serie di colloqui tra il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, e alcuni funzionari cinesi per tentare di porre fine alla disputa commerciale.

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti è cominciata il 23 marzo 2018, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle importazioni rispettivamente di acciaio e alluminio. Tale decisione ha direttamente colpito la Cina. Lo stesso giorno, Trump ha annunciato un piano di tariffe e sanzioni commerciali sui beni importati per un valore stimato intorno ai 60 miliardi di dollari. Pechino ha risposto il giorno seguente, annunciando tasse nei confronti di 128 prodotti americani per un valore di 3 miliardi di dollari. Il 6 luglio 2018 gli Usa hanno imposto dazi addizionali del 25% su altri prodotti cinesi, per un valore di altri 34 miliardi di dollari, dando avvio, secondo Pechino, alla “più grande guerra commerciale della storia economica”.

Un’ulteriore trance di tariffe è stata implementata da entrambi i Paesi alla mezzanotte del 23 agosto 2018, tariffe del 25% su beni dal valore complessivo di altri 16 miliardi di dollari. Le tariffe americane si applicavano a 279 categorie di prodotti cinesi, inclusi prodotti chimici, attrezzature ferroviarie, materie plastiche e semiconduttori. Quelle cinesi, invece, sono dirette contro 333 categorie di prodotti americani, tra cui carbone, rame, prodotti in acciaio, combustibili e attrezzature mediche. Oggi dopo più di un anno di guerra commerciale, i dazi americani sono arrivati a colpire quasi la totalità dei prodotti cinesi esportati negli Stati Uniti.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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