Scontri sul fronte Siria-Turchia: gli ultimi aggiornamenti

Pubblicato il 25 ottobre 2019 alle 13:23 in Siria Turchia

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Nuovi scontri hanno interessato il governatorato di al-Hasakah, situato nel Nord- Est della Siria, nella notte tra il 24 e il 25 ottobre.

A scontrarsi sono state le Syrian Democratic Forces (SDF) e il cosiddetto Esercito Nazionale Siriano. Si tratta di un gruppo militare costituitosi il 30 dicembre 2017, formato da arabi siriani e turkmeni siriani, attivi nel Nord-Est della Siria e cooptati da Ankara anche precedentemente, con l’obiettivo di creare la cosiddetta “free zone” e contrastare le SDF. A detta di al-Jazeera, sono circa 18.000 i combattenti di tale fazione addestrati e finanziati dalla Turchia che, negli ultimi anni, hanno combattuto contro le forze del regime siriano, prendendo parte anche agli scontri a Idlib, nel Nord-Ovest della Siria.

Secondo quanto riferito da fonti locali, le forze filo-turche e quelle sostenute dal regime siriano si sono scontrate, dopo la mezzanotte del 24 ottobre, nel Nord Ovest di al-Hasaka e, in particolare, sui fronti situati a Tall Tamr. Altre battaglie sono poi scoppiate a Tall Rifat, nell’area settentrionale di Aleppo. Le medesime fonti hanno dichiarato che gli scontri hanno causato la morte di almeno un membro delle forze del regime, oltre a diversi feriti.

Ciò ha fatto seguito all’arrivo di rinforzi militari da parte del regime siriano, diretti verso la città di Ayn al-Arab, anch’essa posta nel Nord di Aleppo. Di fronte a tale operazione, gli attivisti hanno esortato i cittadini siriani a protestare contro il regime nella provincia di Deir Ezzor. Le eventuali manifestazioni, a detta di fonti locali, potrebbero avere come slogan: “Assad e l’Iran, l’asse del terrorismo”. I siriani potrebbero ritornare a chiedere la caduta del regime, guidato dal presidente Bashar al-Assad, sulla base delle richieste avanzate con la rivoluzione, iniziata il 15 marzo 2011.

Fonti locali hanno altresì riferito che l’Esercito Nazionale Siriano è avanzato, nella sera del 24 ottobre, in alcuni villaggi nei pressi della città di Ras al-Ayn, assumendone il controllo. Come specificato dalle fonti, si tratta di aree incluse nell’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Turchia, che prevede il ritiro delle SDF a una distanza di circa 32 km dal confine siro-turco.

In tale quadro, il Ministero della Difesa russo ha annunciato, il 25 ottobre, che circa 300 membri della polizia militare russa, provenienti dalla Cecenia, sono arrivati in Siria. Questi svolgeranno operazioni di pattugliamento e contribuiranno al ritiro delle forze curde a 30 km dal confine tra Siria e Turchia. Si tratta di uno dei punti dell’accordo raggiunto dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan e il suo omologo russo, Vladimir Putin, lo scorso 22 ottobre.

L’operazione turca, intitolata “Fonte di pace”, aveva avuto inizio il 9 ottobre scorso ed era stata promossa dal presidente Erdogan, il quale mira tuttora a contrastare le milizie curde presenti in Siria. Queste, a detta di Ankara, rappresentano una minaccia per l’integrità territoriale siriana. In particolare, l’obiettivo dell’operazione era porre fine ad un “corridoio terroristico”.

Il Ministero della Difesa turco ha poi reso noto, mercoledì 23 ottobre, di aver sospeso l’operazione “Fonte di pace” in Siria, perché non vi è più bisogno di nuove azioni militari a seguito dell’accordo raggiunto con la Russia e gli Stati Uniti, ed il conseguente ritiro delle unità curde. Il riferimento è all’intesa raggiunta a Sochi il 22 ottobre. A conferma dell’annuncio di Ankara, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato, il 23 ottobre, di aver revocato le sanzioni precedentemente imposte contro la Turchia.

Le SDF, guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti in Siria, e, negli ultimi anni, hanno ampliato il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” legata al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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