L’Arabia Saudita parla di Iran: massima pressione

Pubblicato il 25 ottobre 2019 alle 16:07 in Arabia Saudita Francia Iran

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Il dossier sul nucleare iraniano è stato oggetto di discussione dell’incontro tra il ministro di Stato dell’Arabia Saudita per gli Affari esteri, Adel al-Jubeir, ed il suo omologo francese, Jean-Yves Le Drian.

Le due parti si sono incontrate a Parigi, al ministero degli Esteri, lo scorso 22 ottobre, nella cornice di un tour europeo che ha visto il ministro saudita recarsi anche nel Regno Unito. L’incontro, secondo quanto affermato dal quotidiano arabo Asharq Al-Awsat, è da considerarsi di notevole importanza, in quanto giunge due settimane prima dalla scadenza stabilita dall’Iran per ridurre ulteriormente i propri adempimenti verso l’accordo sul nucleare del 2015, prevista per il 6 novembre.

L’incontro del 22 ottobre è giunto anche dopo che il presidente francese, Emmanuel Macron, ha cercato di far incontrare il presidente degli USA, Donald Trump, e quello iraniano, Hassan Rouhani, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, svoltasi del 24 al 30 settembre. Un tentativo perseguito anche nelle ultime settimane ma che non ha avuto riscontro e che, secondo il quotidiano arabo, pone i Paesi europei firmatari dell’accordo, in particolare Francia, Germania e Regno Unito, in una posizione delicata.

Non si conoscono, al momento, i dettagli della prossima decisione di Teheran. Tuttavia, è dal mese scorso, e nello specifico dal 6 settembre, la notizia con cui è stato annunciato che l’Iran ha attuato mosse per ridurre gradualmente i propri impegni. A tal proposito, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) aveva dichiarato, il 9 settembre, che l’Iran aveva intrapreso l’installazione di sofisticate centrifughe che avrebbero contribuito ad aumentare le scorte di uranio arricchito.

In tale contesto, il 2 settembre, nel corso di una riunione tenutasi a Parigi con una delegazione iraniana, la Francia aveva offerto all’Iran una linea di credito dal valore di 15 miliardi di dollari, in cambio del completo rispetto dell’accordo del nucleare. Nonostante l’opposizione da parte degli Stati Uniti, Parigi avrebbe voluto contribuire ad alleviare le conseguenze negative per l’economia iraniana, derivanti dall’imposizione delle sanzioni statunitensi, e garantendo entrate petrolifere. Tuttavia, anche di fronte alla decisione del 6 settembre, la Francia non ha escluso la possibilità di ulteriori negoziazioni. “La porta del dialogo è ancora aperta” aveva affermato Le Drian.

Il 24 ottobre, Al-Jubeir, nel corso di un’intervista, non ha nascosto la divergenza di opinioni tra il suo Paese e la Francia, oltre alle altre parti europee, su come interagire con l’Iran. Il ministro ha dichiarato che Riad considera la “politica” della tregua poco funzionale e che sono le azioni a contare, non le parole, in quanto queste sono poco affidabili. Pertanto, l’unico modo per portare Teheran al tavolo delle negoziazioni è facendo massima pressione. Il ministro saudita ha poi sottolineato un problema fondamentale nel trattare con Teheran, ovvero: “I membri del governo iraniano parlano ma non hanno potere. Quelli al potere, come le Guardie Rivoluzionarie, non vogliono negoziare”.

Tuttavia, al-Jubeir ha chiarito che il Regno non vuole entrare in conflitto con l’Iran ma, semplicemente, non desidera essere attaccato. Allo stesso modo, Riad non desidera cambiare il regime di Teheran, ma ciò che importa è che questa cambi il proprio comportamento nella regione del Golfo. “In Iran non sappiamo se si tratta di una rivoluzione o di uno Stato. Se si tratta di una rivoluzione, non possiamo affrontarlo perché siamo di fronte a qualcosa di irrazionale. Se è uno Stato, deve agire come tale” sono state le parole del ministro saudita, il quale ha aggiunto: “Ogni volta che abbiamo esteso la nostra mano all’Iran, non abbiamo ricevuto risposta ma distruzione e morte”.

Al-Jubeir ha poi affermato che gli alleati europei dell’Arabia Saudita, in particolare la Francia, sono consapevoli del fatto che l’Iran non dovrebbe acquisire armi nucleari o sviluppare il proprio programma balistico. Anche Riad è d’accordo su questo punto ma, secondo al-Jubeir, resta da chiedersi come far sì che ciò accada. “È attraverso una pressione estrema o attraverso il dialogo? Questo è stato il tema della nostra discussione con l’Europa e abbiamo notato che la pressione estrema è l’unico modo per raggiungere questi obiettivi” ha chiarito al-Jubeir.

Le parole del ministro saudita si inseriscono in un quadro di crescenti tensioni, acuitesi in particolare dal 14 settembre scorso, quando due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. A tal proposito, l’Iran è ritenuto il responsabile di tale accaduto, sia dagli Stati Uniti sia da altri Paesi, tra cui Francia, Germania e Regno Unito, in quanto non vi sarebbero “altre spiegazioni”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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