La Turchia chiede l’estradizione di un comandante siriano agli USA

Pubblicato il 25 ottobre 2019 alle 12:58 in Siria Turchia USA e Canada

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Il ministro della Giustizia della Turchia, Abdulhamit Gul, ha intimato le autorità statunitensi a estradare il comandante delle Syrian Democratic Forces (SDF) quando questo si recherà negli Stati Uniti. 

I senatori degli Stati Uniti hanno sollecitato il Dipartimento di Stato, il 23 ottobre, a fornire rapidamente un visto al generale Mazloum Kobani, in modo che questo possa visitare gli Stati Uniti per discutere dell’attuale situazione in Siria. Da parte sua, Ankara ha lungamente criticato Washington per aver trattato l’uomo come “una legittima figura politica”. Secondo le autorità turche, invece, il generale e le sue truppe sono terroristi che vogliono rovesciare l’unità siriana e minacciare quella turca. Parlando con i giornalisti, Gul ha affermato cheAnkara chiederà alle autorità statunitensi di arrestare Mazloum non appena questo metterà piede negli Stati Uniti e ha confermato che Ministero degli Esteri turco ha trasmesso la richiesta di estradizione agli Stati Uniti. 

Tale richiesta sottolinea il caos che domina la questione siriana nell’ultimo mese. Le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Tuttavia, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

Quando Trump ha deciso di ritirare le truppe dal Nord-Est della Siria, l’8 ottobre, ha di fatto abbandonato le SDF, spianando la strada all’operazione militare turca contro i militanti curdi. Tale offensiva è stata lanciata il 9 ottobre e veniva identificata con il nome di Operazione “Fonte di pace”. Dopo oltre una settimana di combattimenti e numerose vittime, gli Stati Uniti hanno finalizzato un accordo con la Turchia per un cessate il fuoco temporaneo, il 17 ottobre. Tuttavia, i combattimenti sono continuati in alcune città. Il 22 ottobre, in fine, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin hanno raggiunto un’intesa sulla questione a Sochi, nel Sud della Russia. In particolare, le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km. Tra i diversi punti concordati, vi è poi l’istituzione di un centro operativo congiunto.

Le unità della polizia militare russa congiuntamente alle forze di sicurezza siriane hanno attraversato il confine tra Siria e Turchia per consentire l’indietreggiamento delle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG) e la rimozione del loro arsenale per una distanza di 30 km. Putin ed Erdogan hanno poi evidenziato il proprio impegno nel salvaguardare l’unità politica e l’integrità territoriale della Siria, accanto alla sicurezza nazionale della Turchia. Le parti si sono dette determinate a contrastare il terrorismo in ogni sua forma, così come qualsiasi programma di matrice secessionista.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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