Kashmir: due fatali episodi di violenza sconvolgono la regione

Pubblicato il 25 ottobre 2019 alle 15:03 in India Pakistan

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Due uomini hanno ucciso 2 autisti e dato fuoco ai loro camion di mele, nella parte del Kashmir amministrata dall’India. Separatamente, nel Nord della stessa regione, una donna è rimasta uccisa dagli scontri tra forze armate indiane e pakistane.

L’attacco contro gli autisti è avvenuto il 24 ottobre nel distretto di Shopian, nel Sud del Kashmir, dove si trovano larghe coltivazioni di mele e dove è presente un’organizzazione militante che ha perpetrato attacchi nella regione per decenni. Si sospetta che gli assaltatori siano militanti di un’organizzazione terroristica. La polizia di Stato indiana ha scritto un post su Twitter in cui ha riferito che due civili erano stati uccisi e una terza persona era rimasta ferita a Shopian, ma non ha fornito ulteriori dettagli. L’agricoltura delle mele offre lavoro a circa 3,5 milioni di persone nella regione ed è una parte importante dell’economia del Kashmir.

In un incidente separato nel Nord del Kashmir, una donna è stata uccisa e altri 3 civili sono rimasti feriti, sempre il 24 ottobre, in un bombardamento transfrontaliero tra forze indiane e pakistane, secondo quanto ha riferito un alto funzionario della polizia indiana. Le truppe indiane e pakistane hanno preso di mira le rispettive postazioni di sicurezza nella regione di Tanghdar, nel Nord del Kashmir, con un pesante fuoco di artiglieria e mortaio nel pomeriggio del 24 ottobre, secondo quanto ha riferito il funzionario.

Il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione indiana del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste. Alcune di queste sono state caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Complessivamente ci sono state 722 manifestazioni in tutta la regione, a partire dal 5 agosto alla fine di settembre. Le città maggiormente interessate sono state quella di Srinagar, il distretto di Baramulla, nel Nord-Ovest e Pulwama, situata nel Sud. Quasi 200 civili e 415 membri delle forze di sicurezza sono stati feriti, secondo una fonte interna al governo indiano, resa pubblica il 15 settembre. Inoltre, circa 4.100 persone, tra cui 170 leader politici, sono stati arrestati in tutta la valle, con 3.000 rilasci nelle ultime 2 settimane. 

Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione” nella regione. “Il blackout della comunicazione, il blocco della sicurezza e la detenzione dei leader politici nella regione hanno peggiorato le cose”, ha affermato Aakar Patel, capo di Amnesty International India. In tale contesto, il ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood Qureshi, ha parlato di fronte alle alle Nazioni Unite, martedì 10 settembre, sottolineando che “l’occupazione militare illegale” dell’India in Kashmir rischia di trasformarsi in “genocidio”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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