Gli Stati Uniti proteggeranno i giacimenti petroliferi nel Nord della Siria

Pubblicato il 25 ottobre 2019 alle 9:15 in Siria USA e Canada

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Gli Stati Uniti stazioneranno ulteriori truppe nella Siria Nord-orientale per proteggere i giacimenti petroliferi. La decisione ha suscitato nuove critiche contro l’amministrazione Trump, per la gestione della crisi siriana. 

Il nuovo stanziamento avverrà in coordinamento con le Syrian Democratic Forces (SDF) a guida curda e sarà finalizzato ad impedire che i giacimenti petroliferi cadano nelle mani dello Stato Islamico, secondo una dichiarazione del Pentagono. “Gli Stati Uniti sono impegnati a rafforzare la propria posizione, in coordinamento con i nostri partner delle SDF, nel Nord-Est della Siria, con risorse militari aggiuntive per impedire a quei giacimenti petroliferi di ricadere nelle mani dell’ISIS o di altri attori destabilizzanti”, continua il documento. Giovedì 24 ottobre, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che “gli Stati Uniti non lasceranno mai che l’ISIS ricostituito prenda il controllo di queste zone”.

Tale annuncio, tuttavia, contraddice la controversa decisione di Trump di ritirare le truppe dal Nord-Est della Siria, spianando la strada all’operazione militare turca contro i militanti curdi. Tale offensiva è stata lanciata il 9 ottobre e veniva identificata con il nome di Operazione “Fonte di pace”. In un’intervista con Al Jazeera, Joshua Landis, un esperto del Medio Oriente presso l’Università dell’Oklahoma, ha dichiarato che l’annuncio è “emblematico del caos che si è instaurato nel processo decisionale di politica estera statunitense”. “È in caduta libera e il presidente fa avanti e indietro”, ha aggiunto Landis. Il nuovo schieramento prevede che le forze statunitensi siano stazionate in un’area, i cui confini sono sorvegliati da truppe russe e siriane. “Chi li proteggerà? I curdi non vogliono avere niente a che fare con l’America. Ora hanno stretto un accordo con il governo di Assad. L’intera cosa non ha senso”, ha affermato.

Brett McGurk, il principale funzionario americano che ha guidato la campagna contro lo Stato Islamico fino a gennaio di quest’anno, ha criticato a sua volta tale decisione, con un post sui social network. “Il presidente degli Stati Uniti d’America sembra chiedere una migrazione di massa dei curdi nel deserto, dove possono reinsediarsi in cima a un minuscolo giacimento petrolifero. Scioccante ignoranza di storia, geografia, legge, valori americani, decenza umana e onore”, si legge nel post. Tale critica fa riferimento alla fatto che Trump ha affermato che un “piccolo numero” di truppe statunitensi sarebbe rimasto in Siria per proteggere i giacimenti petroliferi e che i curdi potrebbero reinsediarsi in tale area.

Trump aveva giustificato la sua precedente decisione di ritirare le forze statunitensi dalla Siria, affermando di aver cercato di portare a casa circa 1.000 soldati e di porre fine al coinvolgimento americano nel Paese. L’ultimo annuncio degli Stati Uniti arriva dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin avevano raggiunto un’intesa sulla questione a Sochi, nel Sud della Russia, il 22 ottobre. In particolare, le due parti hanno concordato nel respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km. Tra i diversi punti concordati, vi è poi l’istituzione di un centro operativo congiunto.

Le unità della polizia militare russa congiuntamente alle forze di sicurezza siriane hanno attraversato il confine tra Siria e Turchia per consentire l’indietreggiamento delle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG) e la rimozione del loro arsenale per una distanza di 30 km. Putin ed Erdogan hanno poi evidenziato il proprio impegno nel salvaguardare l’unità politica e l’integrità territoriale della Siria, accanto alla sicurezza nazionale della Turchia. Le parti si sono dette determinate a contrastare il terrorismo in ogni sua forma, così come qualsiasi programma di matrice secessionista. L’operazione in Turchia, secondo Erdogan, era necessaria per salvaguardare la sicurezza turca contro i militanti curdi.

Le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. Tuttavia, negli ultimi anni, erano riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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