Argentina al voto: Macri punta al “miracolo”

Pubblicato il 25 ottobre 2019 alle 14:57 in America Latina Argentina

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Mauricio Macri ha eliminato i toni disfattisti che accompagnano la sua campagna elettorale dalle primarie di agosto. Euforico e attorniato da una marea di bandiere bianche e blu, il presidente argentino ha seppellito l’immagine di imminente sconfitta che ha dato in pubblico e in privato dopo aver perso le elezioni primarie dell’11 agosto di oltre 15 punti percentuali. Lo slancio che la sua campagna aveva ritrovato sabato scorso al radunare una straordinaria folla a Buenos Aires si è visto confermato in occasione della chiusura della campagna elettorale a Córdoba. “Questo ottobre è unico, è storico” – ha affermato il presidente davanti a migliaia di persone a Córdoba, una delle ultime province rimaste fedeli al presidente anche in occasione della disfatta di agosto. “Questa campagna non finisce oggi, abbiamo novembre” – ha assicurato, mostrandosi sicuro della possibilità di ottenere i voti necessari a forzare un secondo turno. 

I numeri dei sondaggisti, tuttavia, indicano che al presidente serve un vero e proprio “miracolo”. Il presidente argentino arriva alla fine della campagna elettorale con uno svantaggio che i sondaggisti valutano in 18-20 punti percentuali, in aumento rispetto ai 16 punti che lo separavano alle primarie dal peronista Alberto Fernández. Macri punta alla mobilitazione dell’elettorato di centro e di destra, tradizionalmente più partecipativo alle elezioni rispetto alle primarie.

Non è un caso che il presidente abbia chiuso la campagna a Córdoba, dove il governatore peronista, De la Sota, ha pessimi rapporti con la ex presidente Cristina Fernández de Kirchner, leader della coalizione avversaria a Macri e candidata vicepresidente di Alberto Fernández. Conquistare i voti del peronismo non kirchnerista era uno degli obiettivi della campagna di Macri, un piano saltato dopo la sconfitta alle primarie e dopo la crisi economica che ha colpito il paese negli ultimi mesi. Riuscire a convincere l’elettorato peronista avverso a Kirchner in provincie importanti, ricche e popolose come Córdoba, tuttavia, potrebbe essere ancora possibile e servire a ribaltare il risultato di un’elezione già decisa – ritengono gli spin-doctor della campagna di Macri. 

Gli ultimi sondaggi assegnano ad Alberto Fernández percentuali tra il 49% e il 52%, Macri sarebbe fermo al 31-34%. Anche senza superare il 50% le intenzioni di voto di Fernández sarebbero sufficienti a vincere al primo turno poiché la legge prevede che, in caso nessun candidato raggiunga il 50%, se un candidato supera il 45% e distanzia di dieci punti il secondo classificato, eviterebbe comunque il ricorso al ballottaggio. A Macri, dunque, non basta evitare che Fernández superi il 50%, ma ridurre significativamente la distanza registrata dai sondaggi. 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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