Malta: UNHCR avvia indagine per mancato soccorso dei migranti

Pubblicato il 24 ottobre 2019 alle 6:41 in Immigrazione Malta

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L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha rivelato di aver avviato un’indagine contro Malta per aver chiesto alla Guardia Costiera libica di salvare migranti che si trovavano in acque territoriali della Valletta.

È quanto rivelato, mercoledì 23 ottobre, dal Times of Malta, il quale ha altresì reso noto di ritenere che la richiesta fosse stata presentata alle autorità libiche lo scorso 18 ottobre. Qualora le indagini confermino le accuse contro Malta, si tratterebbe di violazione del diritto internazionale del mare.

A tale riguardo, l’inviato speciale per il Mediterraneo centrale dell’UNHCR, Vincent Cochetel, ha dichiarato che l’Agenzia sta “approfondendo le ragioni che hanno portato Malta a inoltrare tale richiesta, inclusa la possibilità che lo abbia fatto per ragioni tecniche”.

Tuttavia, ha dichiarato Cochetel, “il problema è che i migranti sono poi sbarcati in Libia e questa è sicuramente una violazione del diritto internazionale del mare, dato che è evidente che la Libia non è un porto sicuro”.

L’episodio è stato segnalato inizialmente da Alarm Phone, un gruppo di volontari che ricevono gli SOS dei migranti e li aiutano a entrare in contatto con la Guardia Costiera più vicina.

Nello specifico, Alarm Phone ha rivelato di aver ricevuto una chiamata nel primo pomeriggio del 18 ottobre e le relative coordinate GPS da parte di una persona a bordo dell’imbarcazione, deve si trovavano 50 migranti, di cui 10 donne e 5 bambini.

A seguito dell’SOS ricevuto, Alarm Phone ha provveduto a informare le autorità maltesi sull’emergenza, rivelando che si trattava dell’area di ricerca e soccorso di competenza di Malta. Stando alle trascrizioni della telefonata con le autorità maltesi, ad Alarm Phone Malta ha risposto che si sarebbe “presa cura di tutto”.

Quando, successivamente, Alarm Phone ha cercato di informarsi sugli sviluppi del salvataggio, stando alle dichiarazioni della ONG, non ha più ricevuto risposta dalle autorità maltesi per diverse ore. Dopo 7 ore dall’SOS, Alarm Phone è giunta a conoscenza delle sorti dell’imbarcazione, intercettata dalla Guardia costiera libica a circa 41 miglia nautiche dal porto italiano di Lampedusa e 110 miglia nautiche da Tripoli.

A tale riguardo, il fondatore di Alarm Phone, Hagen Kopp, ha dichiarato che “non è la prima volta che Malta ritarda le sue operazioni dopo aver ricevuto le segnalazioni in merito ai migranti in difficoltà. Talvolta vi sono state persone in attesa anche per 17 ore prima di essere salvate da Malta”. Kopp ha inoltre aggiunto di essere “personalmente a conoscenza” di 4 simili episodi avvenuti nelle ultime settimane.  

Per tale ragione, Alarm Phone ha rivelato che sta contattando “altre organizzazioni internazionali come l’UNHCR” e che sta “preparando un fascicolo per porre pressione sul governo maltese e indurlo a rispondere agli SOS in maniera più veloce”.

La principale ragione di scontento dell’ONG, ha dichiarato il suo fondatore, è “la mancanza di comunicazione”, visto che “le forze armate maltesi non ci danno informazioni o conferme” in merito al loro impegno nel salvare i migranti in difficoltà. Per questa ragione, ha dichiarato Kopp, “deve sorgere uno scandalo”, perché “quando contattiamo le Forze armate o il governo via telefono o via email, ci ignorano e non rispondono”. Talvolta, ha spiegato il fondatore di Alarm Phone, Malta risponde “che l’imbarcazione è ancora in movimento e che le persone a bordo sono vive, quindi non vi è motivo per salvarle”.

Da parte sua, un portavoce delle Forze Armate non ha rilasciato commenti in merito alla vicenda. Anche il Ministero degli Affari Esteri ha preferito non commentare le dichiarazioni della ONG.

Da parte sua, Cochetel ha dichiarato che non è la prima volta che Malta viene accusata di delegare il salvataggio dei migranti alle autorità libiche e questo, tuttavia, non rappresenta un nuovo modo di sviare al soccorso in mare. L’inviato speciale ONU, inoltre, ha dichiarato che “non vi sono prove a sufficienza per decidere se si tratta di una pratica consolidata”.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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