L’Arabia Saudita parla a Roma: pronta a sostenere lo Yemen

Pubblicato il 24 ottobre 2019 alle 15:41 in Arabia Saudita Italia Yemen

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Il consigliere del Re dell’Arabia Saudita e Supervisore Generale del Centro Re Salman per l’aiuto e il Soccorso Umanitario, Abdulaziz Al-Rabeeah, ha affermato, il 23 ottobre, che il proprio Paese è disposto a fornire assistenza umanitaria in Yemen, in modo trasparente ed imparziale.

Ciò avverrà nonostante le sfide e le difficoltà da affrontare, derivanti dalle violazioni perpetrate dalle milizie di ribelli sciiti Houthi, attivi nel perdurante conflitto in Yemen. La dichiarazione è giunta nel corso di un simposio tenutosi il 23 ottobre a Roma, dal titolo “Gli sforzi umanitari dell’Arabia Saudita, sfide e soluzioni”, organizzato dal Centro Re Salman stesso, in cooperazione con l’ambasciata saudita a Roma. L’incontro ha visto, tra gli altri, la partecipazione del ministro degli enti locali dello Yemen e Capo del Comitato nazionale per il soccorso umanitario, Abdulraqeb Saif Fateh Al-Dubai e della presidente della commissione per i Diritti umani del Senato italiano, Stefania Craxi.

Nel corso dell’incontro, Al-Rabeeah ha affermato che l’aiuto saudita totale fornito allo Yemen da maggio 2015 ammonta a 16 miliardi di dollari Usa, di cui 2 miliardi 394 milioni e 628mila dollari sono stati erogati attraverso il Centro Re Salman, con 371 progetti umanitari di vario tipo, realizzati in collaborazione con 80 partner internazionali, regionali e locali e nel quadro dei principi di umanità e rispetto del diritto umanitario internazionale. Non da ultimo, è stato sottolineato che l’Arabia Saudita ha risposto agli appelli dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Unicef, stanziando 66.7 milioni di dollari per contrastare la diffusione del colera in Yemen, oltre ad aver finanziato altri progetti, tra cui quello relativo all’assistenza a ex bambini-soldato, precedentemente reclutati dalle milizie Houthi.

Inoltre, Al- Rabeeah ha affermato che le violazioni da parte dei ribelli Houthi hanno superato ogni limite. Queste includono l’impiego di armi antiaeree nel mezzo di quartieri e aree residenziali, il reclutamento di bambini, il sequestro di navi da soccorso e convogli umanitari, oltre a bombardamenti contro ospedali, scuole, campi profughi e altre installazioni civili, con ingenti perdite sia in termini di vite umane sia materiali. Di fronte a tale scenario, è stata ribadita la necessità di un intervento a livello internazionale, volto altresì ad individuare e processare i responsabili di queste azioni.

Oltre al simposio, Al Rabeeah e Al-Dubai sono stati accolti alla Farnesina dalla vice ministra agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Emanuela Del Re, per un incontro in cui si è discusso prevalentemente del conflitto yemenita e del quadro umanitario del Paese. Da parte italiana, è stata nuovamente evidenziata la necessità di una soluzione politica per porre fine alla guerra e migliorare la situazione umanitaria. A tal proposito, è stato messo in luce come Roma abbia sempre mostrato il proprio sostegno verso il processo di mediazione e le iniziative prese sotto l’egida dell’Onu.

Nel 2019, l’Italia ha fornito 5 milioni di euro per l’assistenza umanitaria in Yemen, attraverso diverse organizzazioni internazionali operanti nel campo della sicurezza alimentare, della sanità e della salvaguardia dei gruppi più vulnerabili. Tuttavia, come sottolineato nel corso dell’incontro del 23 ottobre, vi sono diversi ostacoli all’ingresso di aiuti umanitari in Yemen e, pertanto, è necessario prendere in esame misure, riguardanti anche tasse e dogane, che possano favorire l’arrivo dei beni essenziali per la popolazione.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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