Daraa, si riaccendono le tensioni anche in altre zone della Siria

Pubblicato il 24 ottobre 2019 alle 12:57 in Medio Oriente Siria

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Mentre l’attenzione è rivolta all’operazione turca “Fonte di pace”, nuove tensioni interessano anche Daraa, provincia situata nel Sud della Siria, al confine con la Giordania.

L’area è nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. In particolare, è qui che alcuni giovani ribelli avevano scritto su un muro uno dei primi slogan anti-regime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano, Bashar al-Assad. Diversamente da altre zone circostanti, ritornate, nel corso del tempo, nelle mani del regime, l’esercito non ha dispiegato le proprie forze nell’area, facendo affidamento su alleati presenti sul posto per garantire la sicurezza della provincia. Numerosi combattenti dell’opposizione sono, però, rimasti nella provincia, mantenendo il controllo di vaste aree rurali a Sud, Est ed Ovest. Alcuni cooperano con le istituzioni statali, altri si sono uniti al contingente dell’esercito del regime appoggiato dalla Russia.

Risale al mese di luglio 2017 l’accordo per il cessate il fuoco a Daraa, Quneitra e Sweida, in cui parteciparono anche Stati Uniti, Russia e Giordania. Combattenti e famiglie locali hanno poi evacuato l’area nel mese di luglio 2018, dopo settimane di violenti bombardamenti, seguiti da un accordo di resa con il regime siriano e la Russia. Tuttavia, anche negli ultimi mesi, Daraa è stata interessata da una situazione di caos, derivante da proteste, arresti e omicidi. Secondo cifre delle Nazioni Unite, tra il 26 luglio 2018 e marzo 2019, almeno 380 persone sono state arrestate. L’ufficio Onu per i diritti umani ha poi dichiarato di aver ricevuto segnalazioni di violazioni da parte di membri statali e non, tra cui esecuzioni, detenzioni arbitrarie e sparizioni forzate.

È del 24 ottobre 2019 la notizia di al-Arabiya riguardante il riaccendersi di tensioni nell’area. In particolare, secondo fonti militari, queste riguardano gruppi sostenuti dalla Russia e altri appoggiati da Hezbollah. Entrambe le fazioni si contendono il valico di frontiera di Nassib, ritenuto essere di importanza strategica, e riaperto nel mese di ottobre 2018, dopo anni di chiusura causata dalla presenza delle forze di opposizione.

Si tratta di un punto di passaggio utilizzato per gli scambi commerciali tra la Turchia o il Libano ed il Golfo, dalla portata di diversi miliardi di dollari annuali. Inoltre, Nassib rappresenta la porta di accesso per il commercio di merce siriana in Giordania e da qui verso i Paesi del Golfo. Tuttavia, con il conflitto siriano, spesso il passaggio è stato interessato da contrabbando e vendita di merce proibita, tra cui sigarette e sostanze stupefacenti.

Fonti militari hanno rivelato che gli omicidi continuano a caratterizzare Daraa e coinvolgono membri di entrambe le parti in conflitto. Questi vengono perpetrati anche dall’intelligence militare. Inoltre, secondo quanto riferito, le forze di Assad stanno cercando di liberarsi di personalità di rilievo appartenenti a tutte e due le fazioni.

Al-Arabiya ha poi riferito che, il 23 ottobre, una zona di confine nei pressi di Nassib ha assistito a scontri armati sul campo che hanno visto coinvolte, da un alto, le forze di Assad e i suoi alleati e, dall’altro lato, gruppi armati ribelli. Inoltre, il regime ha arrestato uno dei residenti e confiscato un terminal passeggeri nei pressi del confine tra Siria e Giordania.  

Secondo quanto riferito, l’operazione turca e l’accordo relativo alla zona sicura da stabilirsi nel Nord- Est della Siria, hanno spinto le forze di Assad a riguadagnare terreno e sembra che il regime potrebbe riprendere il pieno controllo anche dei diversi valichi di frontiera con i Paesi vicini.

A causa della guerra civile in Siria, metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio raggio di azione nella periferia meridionale di Idlib.

Dopo circa quattro mesi di combattimenti e 950 civili morti, venerdì 30 agosto, l’esercito russo aveva reso noto di aver accettato un cessate il fuoco unilaterale nella regione Nord-occidentale di Idlib, che avrebbe rispettato anche il regime siriano a partire dalla mattina di sabato 31 agosto. Si tratta di una regione con postazioni strategiche, in cui l’esercito siro-russo sta cercando di riguadagnare terreno attraverso operazioni via terra. Tuttavia, già a partire dal 10 settembre, tale tregua è stata violata. Uno degli ultimi attacchi risale al 14 ottobre, quando le forze aeree del regime, coadiuvate da aerei russi, hanno colpito alcuni villaggi e municipalità della Siria Nord- occidentale, tra cui Sheikh Mustafa, Deir al-Gharbi e al-Bara, provocando la morte di almeno 2 civili e ferendone altri 4.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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