Bosnia, Croce Rossa: “Catastrofe umanitaria”, Europa invia aiuti

Pubblicato il 24 ottobre 2019 alle 18:45 in Balcani Immigrazione

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La Croce Rossa ha allertato la comunità internazionale di una imminente “catastrofe umanitaria” in Bosnia, chiedendo con urgenza la redistribuzione dei migranti accolti dal Paese balcanico.

È quanto rivelato, giovedì 24 ottobre, da Associated Press, il quale ha altresì riportato le condizioni del centro di accoglienza di Vucjak, nei pressi della città di Bihac, al confine con la Croazia. Nello specifico, secondo quanto reso noto dalla Croce Rossa Internazionale, il centro di accoglienza, rinominato “la giungla” dai migranti che lo popolano, non ha più acqua corrente, elettricità, bagni utilizzabili e anche le tende non sono più disponibili.

In particolare, il centro di accoglienza di Vucjak è una struttura non ufficiale, una ex discarica al confine nordoccidentale con la Croazia, ed è il centro che più degli altri avverte le conseguenze della crisi migratoria bosniaca. I dintorni del centro sono contaminati dalle mine rimaste dal conflitto in Yugoslavia e la struttura è isolata dalle città. La città più vicina, Bihac, dista 8 chilometri.

Stando alle ultime rilevazioni, negli ultimi giorni sono diventati oltre 1.000 i migranti che si trovano nel centro di accoglienza di Vucjak. Dei migranti accolti, il 70% ha contratto la scabbia e in molti hanno gli arti fratturati, ma non hanno ricevuto le cure necessarie. Il centro, inoltre, conta soltanto 80 tende e risultano impiegati solo 5 volontari della delegazione bosniaca della Croce Rossa.

Uno dei volontari, Spomenka Celebic, ha dichiarato che “i migranti chiamano questo posto la giungla perché tutto intorno a loro è effettivamente una giungla, inclusi gli animali”. Nel campo, ha dichiarato la volontaria della Croce Rossa, si stanno addentrando gli orsi e i lupi, il che non lo rende “un posto per esseri umani”. A Vucjak “ci sono persone che soffrono di diversi disordini, non soltanto fisici, ma anche mentali, e anche persone che cercano solo di sopravvivere”, ha reso noto Celebic.

Nel frattempo, le autorità locali hanno dichiarato di aver interrotto la fornitura di acqua per far pressione sul governo bosniaco affinché redistribuisca i migranti.

Secondo le stime della Croce Rossa Internazionale, la Bosnia è diventata una delle ultime speranze per i migranti intenti a raggiungere l’Europa, dato che i Paesi vicini hanno imposto maggiori controlli alla frontiera. Il risultato, ha rivelato la Croce Rossa, è che la Bosnia ha visto arrivare oltre 23.000 persone dal gennaio 2019.

Non tutti i migranti, però, si trovano in centri di accoglienza. Al contrario, molte persone hanno trovato rifugio in edifici abbandonati e lotti di terra vicini ai centri di accoglienza delle Nazioni Unite, nella speranza di non dover andare a Vucjak. La Croce Rossa ha rivelato di “fare il possibile per recapitare coperte, cibo e capi caldi a chiunque ne abbia bisogno, ma le scorte stanno terminando” e “l’inverno sta arrivando”. “Non sappiamo per quanto tempo sopravviveranno”, ha allertato la Croce Rossa.

In tale contesto, un portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), Peter Van der Auweraert, ha dichiarato che “il rischio è davvero che queste persone moriranno per il freddo” se non gli verrà dato un letto al più presto e “se questa situazione non viene risolta, allora ci sarà una catastrofe umanitaria”. Tale catastrofe, però, “non avverrà tra qualche mese, ma tra qualche settimana”.

Secondo quanto ricostruito dalla BBC, nel corso dei mesi estivi appena trascorsi, l’UE ha inviato 10 milioni di euro alla Bosnia per costruire nuovi centri di accoglienza per i migranti. Il governo, però, non ha ancora messo a disposizione nuovi luoghi per farlo.

È in tale scenario che giovedì 24 ottobre l’UE ha deciso di inviare altri 2 milioni di euro alla Bosnia, dato “l’inverno in arrivo e le migliaia di migranti che vivono all’esterno delle strutture”. Gli aiuti europei, ha dichiarato il commissario europeo per l‘aiuto umanitario e la gestione delle crisi, Christos Stylianides, “si concentreranno in soccorsi sanitari di emergenza e distribuzione di sacchi a pelòo, giacche calde, cibo e medicine”.

In merito alle strutture aggiuntive, Stylianides ha dichiarato che “è cruciale che le autorità forniscano urgentemente sistemazioni addizionali per assicurare condizioni di vita sicure e dignitose ai migranti e ai rifugiati del Paese”.

In riferimento all’anno corrente, secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio al 21 ottobre 2019 sono stati registrati 23.892 nuovi migranti nel Paese, tutti giunti via terra. Tuttavia, attivisti e operatori umanitari che prestano servizio nei centri di accoglienza del Paese balcanico avevano evidenziato che i centri di accoglienza, i quali hanno una capienza massima complessiva di 3.500 persone, sono pieni, costringendo i migranti a dormire all’aperto. Il ministro della Salute bosniaco, Nermina Cemalovic, aveva reso noto lo scorso 15 maggio che i migranti che si trovano all’interno dei centri stanno contraendo malattie infettive.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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