Attentati di Pasqua in Sri Lanka: accertata la negligenza del capo dell’intelligence

Pubblicato il 24 ottobre 2019 alle 16:30 in Asia Sri Lanka

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La commissione parlamentare dello Sri Lanka che ha indagato sugli attentati di Pasqua dello scorso aprile ha concluso che il capo dell’intelligence del Paese è stato il principale responsabile del fallimento delle misure di sicurezza che ha portato alla morte di 269 persone.

In un rapporto pubblicato mercoledì 23 ottobre, il comitato ha dichiarato che Nilantha Jayawardena, capo del Servizio di Intelligence di Stato (SIS), aveva ricevuto informazioni su possibili attacchi già dal 4 aprile, 17 giorni prima che si verificassero gli attentati, ma ci sono stati ritardi da parte sua nel condividere tali preoccupazioni con altre agenzie d’intelligence. Secondo il documento, formato da 272 pagine, la responsabilità di Jayawardena è aggravata dal fatto che aveva chiesto a funzionari di alto livello, quasi un anno prima, di traferire tutte le indagini sul capo degli attentati, Mohamed Zahran, sotto la sua unica competenza.

Il Consiglio di sicurezza nazionale dello Sri Lanka si è riunito il 9 aprile, con il segretario alla Difesa che ha chiesto a Jayawardena un briefing su Zahran. Il capo dell’intelligence rispose che avrebbe inviato un biglietto in seguito, secondo quanto afferma il rapporto. “Se la questione fosse stata discussa, potrebbero essere stati presi provvedimenti per prevenire gli attacchi della domenica di Pasqua”, ha osservato il rapporto. “Questo fallimento del SIS ha provocato centinaia di morti, molti altri feriti e una devastazione incommensurabile per lo Sri Lanka”, si legge ancora nel testo. 

Una serie di 6 deflagrazioni aveva colpito, domenica 21 aprile, 3 chiese e 3 alberghi di lusso dello Sri Lanka, causando la morte di almeno 253 persone e il ferimento di oltre 500, interrompendo il periodo di relativa calma di cui il Paese godeva da un decennio, dalla fine della guerra civile. Il 23 aprile, il ministro della Difesa dello Sri Lanka aveva dichiarato che gli attentati della domenica di Pasqua erano stati ideati come una vendetta contro l’attacco alle moschee in Nuova Zelanda. Da parte sua, l’ISIS aveva rivendicato l’attacco, dichiarando che gli attentati di Pasqua in Sri Lanka fossero stati messi in atto “dai combattenti dello Stato Islamico”. Secondo le autorità dello Colombo i responsabili delle azioni sarebbero due organizzazioni islamiste locali, ovvero National Thawheeth Jama’ath (NTJ) e Jammiyathul Millathu Ibrahim (JMI).

Il National Thowheeth Jama’ath è una piccola organizzazione musulmana estremista, formatasi tre anni fa nell’Est dello Sri Lanka, lontano dalle zone più cosmopolite del Paese. L’obiettivo di NTJ, ha spiegato Anne Speckhard, direttrice dell’International Center for the Study of Violent Extremism, è quello di diffondere il jihadismo globale in Sri Lanka per accrescere l’odio e le divisioni settarie. Il loro terrorismo, dunque, non è di matrice separatista o nazionalista, ma di matrice religiosa. Secondo gli esperti, NTJ è formato per la maggior parte da giovani musulmani appena diplomati presso scuole islamiche.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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