Algeria: un’arena politica divisa

Pubblicato il 24 ottobre 2019 alle 16:36 in Africa Algeria

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Di fronte alle elezioni previste per il 12 dicembre, il panorama politico attuale in Algeria risulta essere caratterizzato da due strade, partecipare o boicottare. Intanto giunge il primo candidato.

A parlare della situazione politica algerina è al-Jazeera, sulla base di un rapporto della rivista Jeune Afrique, in cui si sottolinea che lo scenario ha suscitato la preoccupazione per alcuni responsabili e partiti politici, mentre altri hanno dimostrato la propria astensione, rifiutandosi di presentare un candidato o boicottando l’iniziativa. Anche i cittadini algerini hanno più volte contestato l’indizione di nuove elezioni ma, allo stesso tempo, attraverso mesi di proteste, hanno dimostrato di non voler più un regime corrotto. Lo stesso che, come sottolineato da alcuni, continua ad imporre decisioni, come questa delle elezioni.

Ad inizio ottobre, gli algerini si erano riuniti presso l’abitazione di Mouloud Hamrouche, l’ex primo ministro di Chadli Bendjedid, esortandolo a candidarsi. Tuttavia, quest’ultimo ha rifiutato l’offerta ed ha spiegato che, seppure scendesse in campo, non avrebbe “le mani libere”. “L’Algeria necessita di un nuovo progetto. Il popolo sceso in piazza il 22 febbraio ci ha dato una nuova possibilità, ma non vi sono condizioni favorevoli per attuare tale progetto” sono state le parole di Hamrouche.

L’indizione di elezioni presidenziali è stata motivo di scontento popolare, in quanto i movimenti di mobilitazione e di opposizione, tra cui l’alleanza di “Alternativa Democratica”, considerano tale mossa un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’entourage dell’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika.

Il partito del Fronte di liberazione nazionale (FLN), che ha la maggioranza in parlamento ma sta assistendo a una crisi interna, dopo l’arresto del segretario generale ad interim, Mohammed Jumai, ha annunciato che non avrebbe partecipato alle elezioni. Uno dei leader del partito, Abul Fadl Baaji, ha affermato che, dato le circostanze vissute dal suo partito, questo preferisce non presentare un candidato per le elezioni. Tuttavia, il FLN è convinto della necessità di eleggere un nuovo presidente per colmare il vuoto all’interno del potere esecutivo.

Azzedine Mihoubi, ministro della Cultura del precedente governo, ha, invece, presentato la propria candidatura il 23 ottobre, risultando il primo politico a consegnare la documentazione necessaria per partecipare alle prossime elezioni. Avendo ricoperto incarichi sia al Ministero delle Comunicazioni, tra il 2008 ed il 2010, sia a quello della Cultura, tra il 2017 ed il 2019, è considerato uno dei volti del potere. È la prima volta che il Raggruppamento Nazionale Democratico, di cui Mihoubi è segretario, presenta un candidato per le elezioni presidenziali. Precedentemente, il partito, sin dalla sua fondazione del 1997, aveva sostenuto Bouteflika, in tutti e quattro i turni elettorali, in cui l’ex- presidente ha ottenuto una vittoria schiacciante.

Sono circa otto mesi che l’Algeria è caratterizzata da un’atmosfera di mobilitazione politica e protesta. In particolare, la serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutte le personalità politiche legate all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, mettendo fine a circa 20 anni di potere. Tuttavia, anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si riuniscono regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Il generale Salah spinge da tempo per nuove elezioni, affermando che il voto immediato è l’unico modo per far uscire l’Algeria da questa situazione di stallo. Il capo di Stato ad interim, Abdelkader Bensalah, ha affermato che le elezioni rappresenteranno un’opportunità unica e consentiranno di riguadagnare la fiducia del Paese, oltre a costituire una porta per il popolo algerino verso una nuova fase promettente, che sarà segnata da una nuova realtà in cui poter praticare la vera democrazia. “Le condizioni ci impongono elezioni anticipate, l’unica soluzione democratica ed efficace che consentirà al nostro Paese di superare la situazione attuale” sono state le parole di Bensalah, secondo cui votare costituisce non solo una necessità ma anche un requisito fondamentale per intraprendere un percorso verso la ripresa politica ed istituzionale del Paese e far fronte alle principali sfide economiche, sociali e di sicurezza.

Il termine ultimo per presentare la candidatura alla Commissione elettorale indipendente è il prossimo 26 ottobre. Più di 140 candidati hanno espresso il desiderio di partecipare, ma si prevede che la commissione approverà solo i candidati che soddisferanno le condizioni necessarie per concorrere, tra cui il raggiungimento di almeno 50mila firme da parte dei cittadini di 25 province.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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