Turchia: non c’è bisogno di riprendere l’operazione in Siria

Pubblicato il 23 ottobre 2019 alle 10:25 in Siria Turchia

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Il Ministero della Difesa turco ha reso noto, mercoledì 23 ottobre, di aver sospeso l’operazione “Fonte di pace” in Siria, perché non vi è più bisogno di nuove azioni militari a seguito dell’accordo raggiunto con la Russia e gli Stati Uniti, ed il conseguente ritiro delle unità curde.

La notizia del Ministero turco è giunta attraverso un comunicato, in cui è stato altresì richiamato l’accordo raggiunto con Washington il 17 ottobre scorso, circa il cessate il fuoco della durata di 120 ore, volto a consentire ai combattenti curdi di consegnare le armi ed evacuare la “zona sicura” che Ankara desidera istituire lungo il confine tra Siria e Turchia. Quest’ultima, secondo quanto affermato, è stata informata del completamento del ritiro delle forze curde e, pertanto, non si necessita di un’ulteriore offensiva.

In tale quadro, il Ministero della Difesa turco, nel comunicato del 23 ottobre, ha evidenziato che la Turchia non consentirà la creazione di un’entità terroristica al confine meridionale e contrasterà la minaccia del terrorismo con continuità e determinazione. Non da ultimo, è stato ribadito che la “zona sicura” prevista da Ankara costituisce un corridoio di pace, volto al ritorno dei siriani nelle proprie abitazioni.

L’annuncio della Turchia giunge dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ed il proprio omologo russo, Vladimir Putin, il 22 ottobre, hanno raggiunto un’intesa storica a Sochi, nel Sud della Russia. In particolare, le due parti hanno concordato nel respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km. Tra i diversi punti, vi è poi l’istituzione di un centro operativo congiunto. Nello specifico, a partire dalle ore 12 del 23 ottobre, unità della polizia militare russa congiuntamente a guardie di confine siriane attraverseranno il confine per consentire l’indietreggiamento delle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG) e la rimozione del loro arsenale per una distanza di 30 km. Si prevede che tale operazione sarà portata a termine entro 150 ore. Dopo tale scadenza, pattuglie congiunte russe e turche inizieranno a perlustrare le aree ad Ovest ed Est della zona oggetto dell’operazione turca, per una profondità pari a circa 10 km.

Putin ed Erdogan hanno poi evidenziato il proprio impegno nel salvaguardare l’unità politica e l’integrità territoriale della Siria, accanto alla sicurezza nazionale della Turchia. Le parti si sono dette determinate a contrastare il terrorismo in ogni sua forma, così come qualsiasi programma di matrice secessionista. Secondo quanto stabilito, verrà altresì mantenuta la situazione attuale a Tell Abyad e Ras al-Ayn mentre le YPG verranno mandate via da Manbij e Tal Rifat. Non da ultimo, Mosca e Ankara si sono impegnate a favorire il ritorno dei rifugiati in modo sicuro e volontario.

L’operazione “Fonte di pace” ha avuto inizio il 9 ottobre scorso ed è promossa dal presidente turco Erdogan, il quale mira a contrastare le milizie curde presenti in Siria. Queste, a detta di Ankara, rappresentano una minaccia per l’integrità territoriale siriana. In particolare, l’obiettivo dell’operazione è porre fine ad un “corridoio terroristico”. Inoltre, secondo funzionari turchi, il fine è altresì creare una zona sicura che si estende dal fiume Eufrate a Ovest, fino alle città di Jarabulus e al-Malikiyah, nell’estremo Nord della Siria, con una lunghezza pari a circa 450 chilometri.

Le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti in Siria, e, negli ultimi anni, hanno ampliato il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica” legata al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Quest’ultimo, da decenni, ha condotto una campagna armata per raggiungere l’autonomia in Turchia ed è considerato un’organizzazione illegale da Ankara.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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