Libia: altri 3 bambini tra le vittime di Haftar

Pubblicato il 23 ottobre 2019 alle 9:04 in Africa Libia

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L’operazione “Vulcano di rabbia”, del governo di Tripoli, ha reso noto che, nella mattina del 22 ottobre, 3 bambini sono stati uccisi a seguito di un attacco aereo ad opera delle forze dell’Esercito Nazionale libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar.

In particolare, l’attacco missilistico ha colpito gli edifici residenziali del quartiere di Salah al-Din, nella capitale Tripoli, nei pressi di uno degli assi di combattimento a Sud. A detta dell’ufficio delle informazioni di guerra di Vulcano di rabbia, si è trattato di un attacco indiscriminato e, oltre ai 3 bambini morti appartenenti ad una stessa famiglia, sono stati feriti il padre, la madre.

Dal canto suo, il Ministero della Giustizia di Tripoli ha condannato l’accaduto, specificando che sono in corso operazioni di monitoraggio e documentazione. Per il Ministero, si è di fronte ad un crimine di guerra perpetrato contro civili innocenti ed i responsabili di azioni simili non rimarranno impuniti ma dovranno affrontare processi penali.

Non è il primo attacco contro civili nelle ultime settimane. In particolare, il 14 ottobre scorso, un raid aereo ha colpito un’abitazione civile situata nel Sud di Tripoli, causando la morte di 3 bambine. Secondo il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, tale raid era in realtà diretto contro la sala operativa dell’intelligence di al-Fornaj. Il portavoce ha, pertanto, evidenziato che l’attacco non era mirato contro civili ma ha causato ingenti perdite anche in termini materiali. Inoltre, è del 3 ottobre la notizia di un bombardamento contro il quartiere di Abu Salim, che ha causato la morte di una bambina e di sua madre, oltre al ferimento di altri 8 residenti dell’area.

Nella stessa giornata del 22 ottobre, poi, le forze di Haftar hanno condotto un attacco contro l’aeroporto internazionale di Mitiga, situato a circa 50 km ad Est della capitale Tripoli. L’obiettivo dell’Esercito Nazionale Libico sono stati i depositi di armi, droni e missili di provenienza turca, utilizzati dalle forze del governo tripolino. L’aeroporto è stato chiuso ed il traffico aereo è stato dirottato verso Misurata.

In tale quadro, il 18 ottobre, l’organizzazione Human Rights Watch ha richiesto un’indagine imparziale sui crimini perpetrati da Haftar contro i civili. A tal proposito, il vicedirettore della sezione Medio Oriente, Eric Goldstein, ha affermato che le forze dell’LNA hanno ripetutamente mostrato il proprio disprezzo verso la vita dei civili, attraverso attacchi “indiscriminati e sproporzionati” contro soggetti ed oggetti civili. Pertanto, a detta di Goldstein, si necessita di un’indagine indipendente dai canali Onu, per far sì che vengano individuati i responsabili e si garantisca giustizia per i crimini di guerra condotti, anche attraverso risarcimenti per le famiglie delle vittime.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Nelle ultime settimane, Haftar ha intensificato le proprie offensive sia via aerea sia via terra, nel quadro di una violenta campagna inaspritasi a partire dal 21 settembre, e che fa seguito a quella intrapresa il 4 aprile scorso, volta a prendere il controllo della capitale Tripoli. Tuttavia, fino ad ora, l’LNA non è riuscito a superare le mura di Tripoli. L’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile, rappresenta la risposta del governo tripolino, e mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

In particolare, negli ultimi giorni, gli scontri tra le forze di Tripoli e quelle di Haftar non hanno avuto tregua. L’LNA ha intensificato i propri attacchi contro le postazioni e gli accampamenti della fazione opposta, situati in diverse aree di Tripoli, Misurata e Gharyan. Non da ultimo, le forze di Haftar sono riuscite a prendere il controllo di alcune zone strategiche nei pressi di al-Aziziyah. Dall’altro lato, le forze tripoline hanno cercato di respingere i diversi attacchi e di frenare l’avanzata di Haftar verso Tripoli, preservando altresì le proprie postazioni.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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