Hong Kong: liberato l’uomo simbolo delle proteste

Pubblicato il 23 ottobre 2019 alle 17:56 in Asia Hong Kong

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Il simbolo delle proteste ad Hong Kong, un uomo che ha rischiato l’estradizione in Cina per un’accusa di omicidio, è stato liberato, il 23 ottobre.

Chan Tong-kai era stato accusato di aver ucciso la sua ragazza incinta a Taiwan e di essere fuggito a Hong Kong. Il caso ha spinto i funzionari di Hong Kong a redigere il disegno di legge che avrebbe visto l’estradizione in Cina per presunti crimini gravi. La liberazione di Chan, tuttavia, non sembra influire sul desiderio della popolazione di manifestare contro l’esecutivo di Hong Kong per l’eccessiva dipendenza dalla Cina. “Questo avrà un impatto minimo sui manifestanti”, ha affermato Ma Ngok, professore associato presso l’Università cinese di Hong Kong. “Al contrario, questo potrebbe persino incoraggiarli, poiché è chiaro che l’altra fazione sta ammorbidendo la propria posizione”, ha aggiunto.

La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, aveva annunciato il ritiro definitivo della controversa legge sull’estradizione, la mattina del 4 settembre. Tale mossa ha risposto ad una delle principali richieste del movimento di protesta di Hong Kong, che ha sconvolto la città a partire dal 31 marzo.  Gli attivisti pro-democratici hanno altre 4 richieste che l’esecutivo non ha considerato. La prima riguarda l’avvio di una inchiesta indipendente su ciò che è accaduto nel corso delle proteste, sia in riferimento alla condotta dei manifestanti, ma sopratutto per quanto riguarda l’utilizzo della violenza da parte delle autorità. La terza fa appello all’ottenimento di elezioni libere e democratiche, sul modello di Taiwan. La quarta richiesta prevede invece l’abbandono del termine “rivolta” in riferimento alle manifestazioni in corso ad Hong Kong. Infine, gli attivisti chiedono che vengano annullati i capi d’accusa indirizzati contro coloro che fino ad ora sono stati arrestati.  

La situazione ad Hong Kong è cominciata a diventare più tesa dopo che, il 4 ottobre, Carrie Lam ha riattivato i poteri di emergenza dell’era coloniale per la prima volta in oltre 50 anni, nel tentativo di reprimere le manifestazioni. Anche la repressione sta diventando progressivamente più dura. Durante le manifestazioni del 1° ottobre, la polizia antisommossa ha utilizzato, per la prima volta, proiettili veri contro la folla di manifestanti. Un gruppo di persone ha reagito lanciando molotov, mentre la maggior parte ha tentato di difendersi nascondendosi.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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