Bolivia: il conteggio dei voti affidato all’Organizzazione degli Stati Americani

Pubblicato il 23 ottobre 2019 alle 8:41 in America Latina Bolivia

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L’Organizzazione degli Stati americani (OEA) ha accettato martedì 22 ottobre di verificare il conteggio dei voti in Bolivia contro i sospetti generati dal sistema di  trasmissione rapida dei risultati, che è stato interrotto per quasi un giorno. Tra crescenti tensioni, che in alcune zone del paese sono diventate scontro sociale, il governo ha scelto di richiedere assistenza alla OEA, sebbene non abbia ancora chiarito se accetta le condizioni dell’Organizzazione, che chiede che le sue conclusioni siano vincolanti.

Il rallentamento del controllo ha generato intense proteste e accuse di frode. Mentre domenica, poche ore dopo la chiusura dei seggi, i risultati indicavano la necessità di un ballottaggio tra il presidente Evo Morales e il leader dell’opposizione, Carlos Mesa, lunedì il conteggio indicava una vittoria del presidente abbastanza ampia da non aver bisogno di un secondo turno. La stessa OEA aveva criticato il processo insieme all’Unione europea e agli Stati Uniti.

Il ministro degli Esteri boliviano Diego Pary ha scritto a mezzogiorno di martedì (ora locale) al segretario generale della OEA, Luis Almagro, per richiedere una verifica del conteggio delle votazioni. Almagro ha risposto poche ore dopo accettando l’invito “per verificare la trasparenza e la legittimità” delle elezioni, cui Morales ha partecipato per ottenere un quarto mandato consecutivo. L’Organizzazione continentale effettuerà attraverso la missione di osservazione un’analisi “che comprende, tra l’altro, la verifica di calcoli, aspetti statistici, verifica del processo e catena di custodia”. Le conclusioni della relazione saranno, chiarisce Almagro, “vincolanti per le parti”. Con quasi il 95% dei voti contati, secondo il conteggio ufficiale, Morales ha ottenuto il 46,84% contro il 36,72% di Mesa. La legge boliviana prevede la possibilità di elezione del presidente al primo turno se un candidato supera il 40% e stacca il secondo classificato di oltre 10 punti percentuali. Morales, insomma, sarebbe riconfermato per lo 0,12%, nonostante i primi dati indicassero una distanza di poco più di 7 punti. 

La strategia del governo mira a ridurre la pressione internazionale, che Morales a differenza dei suoi alleati nella regione, il venezuelano Maduro su tutti, cerca di evitare sin da quando ha assunto il potere nel 2006. È anche un modo per dissipare i dubbi e, allo stesso tempo, guadagnare tempo dopo alcuni giorni caotici in cui le azioni del Tribunale Supremo Elettorale (TSE) hanno suscitato dubbi e persino allarme. Martedì 22 ottobre, il vicepresidente del TSE, Antonio José Iván Costas, si è dimesso a causa della “folle decisione […] di sospendere la pubblicazione dei risultati”. 

Questo è stato il motivo che ha portato la missione della OEA – che assicurava il controllo internazionale della giornata elettorale – a inviare un avviso alle autorità già lunedì sera. Il capo della delegazione, l’ex ministro degli Esteri costaricano Manuel González Sanz, ha condannato l’interruzione del conteggio rapido e ha espresso la sua profonda preoccupazione e sorpresa per il cambiamento di tendenza”. “Alle 20.10 di ieri [entro domenica], il  Tribunale Supremo Elettorale ha smesso di divulgare i risultati preliminari, con decisione della plenaria, con oltre l’80% dei verbali registrati. 24 ore dopo, ha presentato i dati con un inspiegabile cambiamento di tendenza che modifica drasticamente il destino delle elezioni e genera perdita di fiducia nel processo elettorale” – ha affermato il rappresentante dell’Organizzazione degli Stati Americani

González Sanz aveva letto una dichiarazione che sollecita l’autorità competente “a difendere la volontà della cittadinanza boliviana con stretta aderenza alla Costituzione e alle leggi complementari”. “Manteniamo la speranza che il risultato del calcolo finale aderisca alla volontà degli elettori espressa nelle urne” – ha concluso. A questa dichiarazione si aggiunsero le “serie preoccupazioni” di Bruxelles e un’accusa aperta di Washington, che attribuiva all’apparato governativo un tentativo di “sovvertire la democrazia”.

Di fronte a queste pressioni, il governo di La Paz ha deciso di affidare il conteggio dei voti alla stessa OEA. 

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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