Migranti, Balcani: smantellata rete clandestina di trafficanti

Pubblicato il 22 ottobre 2019 alle 6:45 in Balcani Immigrazione Italia

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Un’indagine internazionale condotta dalle autorità di Slovenia, Bosnia, Croazia e Italia ha portato allo smantellamento di una rete clandestina di trafficanti di migranti intenzionati a raggiungere l’Europa.

A renderlo noto è l’ente pubblico radiotelevisivo della Repubblica di Slovenia, RTV SLO, il quale ha altresì rivelato che le indagini erano partite dopo che le autorità italiane avevano fermato, a Trieste, un cittadino sloveno mentre trasportava 3 iracheni a bordo di un’auto a noleggio.

Nello specifico, secondo quanto dichiarato dal capo della Criminalpol di Capodistria, Dejan Juric, la rete smantellata era attiva dal mese di aprile 2016 e da quel momento aveva trasportato clandestinamente circa 150 profughi verso l’Europa, oltrepassando la frontiera slovena. Gli attraversamenti erano principalmente avvenuti verso la Croazia, nei pressi di Dragogna, Jelšane e Babno polje, presso la frontiera sudoccidentale della Slovenia. Secondo le stime, i migranti provenivano da Siria, Iraq, Iran, Eritrea e Afghanistan.  

A capo della rete internazionale composta da circa 10 trafficanti vi era, secondo le indagini, un cittadino sloveno di 28 anni. Secondo quanto riportato dall’agenzia stampa slovena STA, inoltre, nella rete vi erano in totale 4 cittadini sloveni.

La presenza di reti internazionali di trafficanti, ha commentato il capo del dipartimento anticrimine della Direzione generale della Polizia, Uroš Lavrič, è in aumento e sempre più trafficanti agiscono “senza compromessi”, mettendo a rischio la vita dei migranti guidando talvolta in stato di ebbrezza o con veicoli sovraccarichi.

Da parte sua, la giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, le cui autorità sono state coinvolte nelle indagini, ha commentato che la collaborazione tra le autorità italiane e balcaniche, “che ha portato allo smantellamento di una rete di trafficanti di esseri umani in direzione del nostro Paese, conferma l’efficacia della collaborazione transnazionale nell’attività di contrasto all’immigrazione clandestina e, di conseguenza, richiama a maggior ragione la necessità di intensificare i controlli”. Parallelamente, la giunta friulana ha sottolineato l’importanza strategica di “rinnovare ogni tipo di accordo volto a bloccare un potenziale pericolo di invasione”.

Lo scorso 1 luglio era già stato attivato un servizio di pattugliamento misto tra la polizia di frontiera italiana e quella slovena lungo la fascia di frontiera tra i due Paesi per contrastare l’immigrazione clandestina. In base a tale accordo, agenti della polizia italiana e slovena, precedentemente sottoposti a un training mirato e specifico, effettuano controlli congiunti lungo entrambi i versanti del confine. L’intesa, aveva spiegato l’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, consentirà di rafforzare le attività di contrasto all’immigrazione irregolare lungo la cosiddetta “rotta balcanica”, recentemente interessata da una ripresa dei flussi migratori che arrivano in Friuli Venezia Giulia dal confine orientale, attraverso la Bosnia Herzegovina, la Croazia e la Slovenia.

A tale riguardo, il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha confermato quanto reso noto da Salvini in merito all’aumento degli attraversamenti clandestini nei pressi del confine italo-sloveno. Nello specifico, Fedriga ha reso noto che la Regione ha ripetutamente presentato istanze al Governo per “bloccare un flusso che, nel corso degli ultimi mesi, è clamorosamente aumentato al punto da lasciare temere il riproporsi delle condizioni di emergenza già verificatesi due anni fa, quando gli ingressi erano nell’ordine di centinaia al mese”.

Secondo quanto emerso dalle indagini, inoltre, ai migranti era richiesto di pagare una cifra compresa tra i 1.500 e i 3.000 euro a persona per giungere in Europa. A tale riguardo, Fedriga ha commentato che tale dato “deve fare ulteriormente riflettere su quanto il fenomeno migratorio rappresenti in primis un business per le organizzazioni criminali al quale Italia ed Europa hanno il dovere di replicare con i fatti, recuperando e potenziando quelle soluzioni di prevenzione e contrasto che, a livello nazionale, erano state messe in atto e avevano prodotto ottimi risultati nel primo semestre dell’anno”.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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