Libia: Italia ospita la prima riunione internazionale umanitaria

Pubblicato il 22 ottobre 2019 alle 19:42 in Italia Libia

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Il viceministro degli Affari Esteri italiano, Emanuela Del Re, ha dato il via alla prima riunione umanitaria sulla Libia, alla quale hanno partecipato i Paesi donatori, i funzionari delle Nazioni Unite, la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa e le organizzazioni della società civile attive sul territorio.

A renderlo noto è il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, il quale ha rivelato in una nota stampa che l’evento, tenuto lunedì 21 ottobre, ha altresì visto la presenza del vicedirettore della Direzione Generale per gli Aiuti Umanitari e per la Protezione Civile della Commissione Europea, Michael Kohler, e del vice rappresentante speciale del Segretario Generale dell’ONU, nonché coordinatore umanitario per la Libia, Yacoub El Hillo.

Secondo quanto rivelato dalla Farnesina, l’evento è stato finalizzato a “rafforzare la risposta umanitaria internazionale nel Paese”, soprattutto nel contesto attuale caratterizzato dalla “recente escalation della violenza e degli attacchi diretti a infrastrutture civili e ad aree densamente popolate”. A tale riguardo, Del Re ha espresso la posizione ferma dell’Italia, la quale chiede il rispetto del diritto umanitario internazionale e la protezione dei civili. In occasione dell’evento, Del Re ha inoltre espresso la “preoccupazione per la situazione degli sfollati interni a seguito delle operazioni militari”.

A destare “particolare preoccupazione” per l’Italia è anche la “situazione dei migranti e dei rifugiati nei centri di detenzione”, elemento che, secondo Del Re, deve essere affrontato “con un approccio pragmatico e umanitario”. Nello specifico, il viceministro agli Affari Esteri italiano ha dichiarato che Roma continuerà “a richiamare gli impegni internazionali presi dalla Libia per il rispetto dei diritti umani e a chiedere la chiusura dei centri di detenzione, cominciando da quelli vicino al fronte del conflitto”. Tali centri, ha sottolineato il ministro, devono essere sostituiti con strutture in linea con il diritto e con il procedimento giudiziario, “con un ruolo rafforzato delle Nazioni Unite”.

Al termine dell’evento, la Farnesina ha rivelato che il viceministro ha avuto modo di discutere in merito alla collaborazione con l’ONU in Libia con coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, El Hillo.

Il tema della situazione umanitaria in Libia era già stato portato all’attenzione della comunità internazionale da parte del ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, lo scorso 26 settembre, a margine della 74esima sessione plenaria dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In tale occasione, Di Maio aveva presieduto, insieme all’omologo della Francia, Jean-Yves Le Drian, la riunione ministeriale sulla Libia. Al vertice del 26 settembre avevano partecipato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, il Rappresentante Speciale dell’ONU per la Libia, Ghassan Salamé, alcuni dei Paesi maggiormente coinvolti nella questione libica e i rappresentanti di Unione Europea, Lega Araba e Unione Africana.

Anche il premier italiano, Giuseppe Conte, aveva avuto modo di ribadire la posizione dell’Italia sulla Libia in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nello specifico, Conte aveva dichiarato di ritenere la Libia una delle principali sfide per la comunità internazionale, la quale è chiamata ad “agire a sostegno della Missione di Sostegno ONU (UNSMIL) e degli sforzi del Rappresentante Ghassan Salamé” per “rilanciare l’impegno verso una Libia pacificata, unita, indipendente e democratica”. Affinchè ciò si concretizzi, però, occorre raggiungere “un cessate-il-fuoco credibile”, il che è possibile se “tutti gli Stati Membri delle Nazioni Unite si conformino all’obbligo di rispettare ed attuare l’embargo di armi verso la Libia, prevenendo un’ulteriore escalation del conflitto”.

Pochi giorni prima, il 18 settembre, Conte aveva incontrato l’omologo libico, Fayez al-Sarraj, con il quale era emersa la possibilità di organizzare un forum libico, volto a raggiungere una soluzione inclusiva in grado di mettere d’accordo i cittadini libici.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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