Immigrazione, Bosnia: decine di migranti fermati dalle autorità

Pubblicato il 22 ottobre 2019 alle 18:15 in Balcani Immigrazione

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La polizia della Bosnia ha fermato decine di migranti, i quali erano a bordo di un treno diretto a Bihac, nella regione nordoccidentale del Paese, dove si trova il centro di accoglienza di Vucjak, in stato di sovraffollamento.

È quanto rivelato da Associated Press, il quale ha altresì reso noto che il centro di accoglienza di Vucjak, una ex discarica al centro della crisi migratoria bosniaca, si trova per il secondo giorno consecutivo senza acqua. Per tale ragione, la Croce Rossa attiva sul luogo ha provveduto a distribuire piccole bottiglie di acqua e diverse razioni di cibo, mentre altri migranti hanno ricevuto acqua dai residenti del luogo.

A tale riguardo, ANSAmed ha rivelato che la fornitura di acqua è stata sospesa dall’amministrazione comunale, la quale ha annunciato alle aziende del luogo di non avere più intenzione di pagare i servizi idrici e di gestione dei rifiuti, fino a ieri a carico del municipio. Tale decisione è stata confermata anche dal sindaco di Bihac, Suhret Fazlic, il quale lamenta il mancato supporto economico da parte del governo.

In virtù di tali condizioni, alcuni migranti sono stati costretti a lasciare la struttura, per cercare rifugio altrove, ma si sono visti costretti a tornare a Vucjak dopo tre o quattro giorni senza riuscire a trovare cibo altrove. Stando a quanto riportato dal sito di notizie, però, anche per i migranti rimasti nel centro di Vucjak scarseggiano le risorse di cibo.

Per tale ragione, il sindaco di Bihac ha dichiarato che viste le condizioni in cui verte, il campo dovrà essere chiuso, come già richiesto nei giorni scorsi dall’ONU, dall’UE e dal Consiglio d’Europa, i quali avevano evidenziato i fattori di pericolo che caratterizzano Vuckjak. Nello specifico, a destare preoccupazione vi è la vicinanza ai campi minati, la scarsità di cibo, di acqua corrente e di energia elettrica, oltre alla precarietà della situazione sanitaria.

È in tale contesto che, per evitare una ulteriore ondata di migranti nella porzione nordoccidentale del Paese, le forze di polizia bosniache hanno fatto scendere i migranti da un treno diretto a Bihac, nei pressi del centro di accoglienza di Vucjak. In seguito, i migranti sono stati scortati al di fuori della città della Bosnia nordoccidentale, dove nel frattempo la polizia era alla ricerca di profughi da riportare nel già sovraffollato centro di accoglienza.

Il centro di accoglienza di Vucjak, una ex discarica vicina a un’area contaminata con le mine, era già stato il fulcro del report dell’inviato speciale in visita ufficiale in Bosnia ed Erzegovina, Felipe González Morales, il quale si era recato nel Paese per verificare le condizioni dei migranti nel Paese. Nel centro, aveva dichiarato Morales, “solo nel giorno della visita sono giunti circa 800 uomini, di cui 20 minori. Le condizioni sono disumane e totalmente inappropriate per l’accoglienza di esseri umani”.

Morales era rimasto in Bosnia dal 24 settembre all’1 ottobre e nel corso della sua permanenza ha verificato il vigente sistema normativo bosniaco, oltre alle politiche e alle pratiche attive nel Paese, e l’impatto che queste hanno sui diritti umani dei migranti. Morales ha altresì incontrato le autorità dei governi locali di Sarajevo, Banja Luka e Bihac, oltre ad aver visitato i rispettivi centri di accoglienza. Il report finale della visita di Morales verrà presentato al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU nel mese di giugno 2020.

Secondo quanto reso noto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), la Bosnia ed Erzegovina si trova nello snodo migratorio tra l’Europa dell’Est e dell’Ovest. Ad oggi, rende noto l’IOM, il ritorno delle persone disperse e l’aumento delle cifre relative all’immigrazione clandestina, soprattutto in riferimento al traffico e alla tratta di migranti, fanno sì che l’immigrazione rappresenti una delle maggiori sfide al recupero e allo sviluppo della Bosnia ed Erzegovina del dopoguerra.

Stando ai dati diffusi da Reuters, la Bosnia ha accolto, a partire dal 2018, circa 40.000 migranti nel Paese, di cui circa 7.300 si sono stabilizzati nell’area nordoccidentale del Paese, a Bihac, dove si trova il centro di accoglienza di Vucjak, nella speranza di riuscire ad attraversare il confine con la Croazia e proseguire per i Paesi dell’Europa occidentale. Secondo le stime, circa il 20% dei migranti è rappresentato da bambini. Vucjak, ha reso noto Reuters, si trova a circa 8 chilometri dal confine con la Croazia e al momento risultano scarse le risorse di acqua, la disponibilità di elettricità e di cure mediche. Stando all’ultimo report regionale dell’IOM, pubblicato nel settembre 2018, i migranti rilevati in Bosnia fino all’aprile 2018 erano principalmente di origine siriana, libica, pakistana, afghana, palestinese, irachena, iraniana, algerina e kosovara. La maggior parte dei migranti è concentrata nelle città di Bihac e Velika Kladusa, nella parte occidentale del Paese, dove le autorità hanno richiesto la chiusura dei centri di accoglienza.

In riferimento all’anno corrente, secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio al 21 ottobre 2019 sono stati registrati 23.892 nuovi migranti nel Paese, tutti giunti via terra. Tuttavia, attivisti e operatori umanitari che prestano servizio nei centri di accoglienza del Paese balcanico avevano evidenziato che i centri di accoglienza, i quali hanno una capienza massima complessiva di 3.500 persone, sono pieni, costringendo i migranti a dormire all’aperto. Il ministro della Salute bosniaco, Nermina Cemalovic, aveva reso noto lo scorso 15 maggio che i migranti che si trovano all’interno dei centri stanno contraendo malattie infettive.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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