Canada: Trudeau formerà un governo di minoranza

Pubblicato il 22 ottobre 2019 alle 8:59 in USA e Canada

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Justin Trudeau ha conquistato un secondo mandato come primo ministro del Canada, a seguito delle elezioni federali del 21 ottobre. 

Dopo la chiusura dei seggi elettorali, le emittenti canadesi hanno dichiarato che, con 158 seggi, il partito liberale del primo ministro uscente, Justin Trudeau, può formare un governo di minoranza. Questo significa vittoria per Trudeau, ma vuol dire anche che il premier dovrà allearsi con un altro partito almeno per governare. Il parlamento canadese ha 338 seggi e la maggioranza si raggiunge con 170. Non è chiaro con quale partito i liberali si potrebbero unire per raggiungere tale numero, ma le consultazioni si terranno nei prossimi giorni. Secondo le proiezioni, il blocco Quebecois e il New Democratic Party (NDP) sono potenziali candidati. Il blocco Quebecois ha guadagnato 32 seggi, una buona crescita rispetto ai 10 del 2015. Il New Democratic Party (NDP), invece, sperava in una performance migliore, ma si attesta a circa 20 seggi, una forte diminuzione rispetto ai 44 del 2015. 

I risultati mostrano che i conservatori, guidati da Andrew Scheer, formano il partito di opposizione ufficiale del Canada, con 121 seggi. Per questo partito si registra un buon aumento rispetto ai 99 seggi che ha conquistato nel 2015. Durante la campagna elettorale, Scheer ha insistito sul fatto che un suo governo “tratterà saggiamente i dollari dei contribuenti”, avrebbe tagliato le tasse sul reddito e equilibrato il bilancio entro 5 anni. Scheer aveva anche promesso che avrebbe annullato il piano sulla riduzione delle emissioni di carbonio di Trudeau. Secondo Scheer, tale politica sarebbe costata eccessivamente alla popolazione canadese.

Nel 2015, Trudeau era il candidato del “cambiamento”, sostenuto dai canadesi che erano stanchi di quasi un decennio di governo conservatore. Tuttavia, nell’ultimo anno, il premier è stato sconvolto da una serie di scandali che hanno minacciato di ridurre la sua credibilità. Il risultato delle elezioni del 21 ottobre 2019 è soddisfacente, dati gli scandali e la difficile campagna elettorale degli ultimi mesi. “Ce l’abbiamo fatta, amici miei. Congratulazioni”, ha dichiarato Trudeau ai sostenitori a Montreal, martedì 22 ottobre. “Da costa a costa a costa, stasera i canadesi hanno respinto la divisione e la negatività. Hanno respinto tagli e austerità e hanno votato a favore di un’agenda progressiva e di una forte azione sui cambiamenti climatici”, ha aggiunto il premier.

Le campagne dei due contendenti canadesi sono state macchiate da reciproche diffamazioni e accuse di populismo. Al centro della questione più scottante c’erano le pressioni fatte da Trudeau sull’allora procuratrice generale Jody Wilson-Raybould, che ricopriva il ruolo sia di ministro della Giustizia sia di rappresentante della pubblica accusa. Il premier avrebbe insistito affinché la Raybould favorisse in un processo la SNC-Lavalin, società del Quebec legata da vecchi rapporti di amicizia con il partito liberale di Trudeau. L’indagine avviata dal commissario per l’Etica dell’assemblea legislativa canadese, Mario Dion, aveva concluso, il 18 agosto, che il leader dei liberali aveva infranto la legge canadese sul conflitto d’interesse, cercando di influenzare la procuratrice “in molti modi, sia direttamente sia attraverso i propri collaboratori”, ma, nonostante ciò, non ci sarebbero state conseguenze, almeno fino alle prossime elezioni.

Da parte sua, Trudeau si era preso tutta la responsabilità di ciò che era successo sostenendo che quello che aveva fatto era stato utile a evitare la perdita del posto di lavoro di numerosi dipendenti della società, in caso questa avesse perso il processo. In ogni caso, in Canada la legge sul conflitto d’interessi prevede che sia il primo ministro a decidere quali provvedimenti prendere contro chi la infrange. Trudeau, quindi, avrebbe dovuto decidere contro sé stesso. Tale scandalo è arrivato insieme ad una serie di accuse di razzismo, esplose in seguito alla diffusione di una foto dove il primo ministro appare mascherato in occasione di una festa a tema “arabian nights”, nel 2001, con la faccia interamente dipinta di nero. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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