Afghanistan: attacco mortale dei talebani nel Nord del Paese

Pubblicato il 22 ottobre 2019 alle 13:44 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno attaccato un checkpoint nel Nord dell’Afghanistan uccidendo almeno 16 poliziotti, secondo quanto ha riferito un funzionario afghano, martedì 22 ottobre.

Il checkpoint preso d’assalto è situato nel distretto di Ali Abad, nella provincia settentrionale di Kunduz. L’offensiva è iniziata lunedì 21 ottobre ed è stata seguita da uno scontro a fuoco che è durato un’ora, secondo quanto riferito Ghulam Rabani Rabani, membro del consiglio provinciale. Insieme ai 16 poliziotti uccisi, un altro ufficiale è rimasto ferito durante l’attacco. Rabani ha sottolineato che l’assalto è arrivato a seguito di una serie di operazioni contro i talebani, effettuate durante le ultime settimane, nei distretti di Kunduz, Dashti Archi e Imam Sahib.

Il portavoce dei militanti talebani, Zabihullah Mujahid, ha rivendicato la responsabilità dell’offensiva contro il checkpoint. Il gruppo è particolarmente attivo a Kunduz e controlla diversi distretti della provincia. La capitale provinciale, la città di Kunduz, è stata brevemente sotto il controllo esclusivo dei talebani, nel 2015, prima che il gruppo armato si ritirasse di fronte a un’offensiva del governo afghano, sostenuta dalla NATO. La città rappresenta un crocevia strategico che garantisce un facile accesso a gran parte dell’Afghanistan settentrionale e alla capitale del paese, Kabul, situata a circa 335 km di distanza.

Si tratta dell’ultima di una serie di violenze dalla fine dei colloqui di pace tra USA e talebani. Questi erano iniziati il 13 ottobre 2018 in Qatar con l’obiettivo di porre fine a 18 anni di guerra in Afghanistan e di concordare il ritiro statunitense dal Paese. Tuttavia, nonostante a settembre 2019 le due parti fossero molto vicine al raggiungimento di un accordo, i colloqui sono stati bruscamente interrotti. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cancellato gli incontri con i leader dei talebani, che dovevano tenersi a Camp David, nel Maryland. Annunciando la cancellazione di tali discussioni, l’8 settembre, Trump ha citato l’attentato talebano a Kabul del 5 settembre, in cui 12 persone, tra cui un soldato USA, sono state uccise. Tuttavia, il 3 ottobre, una delegazione talebana ha incontrato il ministro pakistano per gli Affari Esteri, Shah Mahmmod Qureshi, a Islamabad. Anche l’inviato speciale USA per la pace in Afghanistan ha incontrato i talebani nella stessa occasione, grazie agli sforzi del Pakistan, che sta cercando di riportare le parti al tavolo delle negoziazioni. 

Di conseguenza, la situazione in Afghanistan è più che mai tesa, con violenze quasi quotidiane in tutto il Paese. Circa 60 persone sono state uccise e dozzine sono rimaste ferite nell’esplosione che ha colpito una moschea durante le preghiere di venerdì 18 ottobre, nell’Afghanistan orientale. L’esplosione, avvenuta nel distretto di Haska Mina della provincia di Nangarhar, ha ferito almeno 40 persone, secondo quanto riferito dal portavoce della polizia provinciale, Mubarez Attal. L’attacco è avvenuto il giorno dopo che le Nazioni Unite avevano definito “inaccettabile” il livello di violenza raggiunto nel Paese. Le cifre riferiscono di 1.174 morti e 3.139 feriti dal 1° luglio al 30 settembre del 2019. Tale dato rappresenta un aumento del 42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Circa il 41% delle vittime erano donne e bambini. Le Nazioni Unite hanno sottolineato le responsabilità dello Stato Islamico e dei talebani, sebbene abbia anche documentato un preoccupante aumento delle vittime causate dalle operazioni delle forze filo-governative. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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