Turchia-Siria: le forze curde si ritirano da Ras al-Ain

Pubblicato il 21 ottobre 2019 alle 9:05 in Siria Turchia

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I combattenti curdi si sono ritirati dalla città assediata di Ras al-Ain, nella Siria Nord-orientale, che ora è controllata da milizie siriane che supportano la Turchia. 

Il portavoce delle Syrian Democratic Forces (SDF), Kino Gabriel, ha dichiarato che il gruppo non ha lasciato combattenti a Ras al-Ain dopo l’evacuazione di domenica 20 ottobre. Le milizie siriane, appoggiate dalla Turchia, avevano già preso il controllo della maggior parte di Ras al-Ain, mentre le forze curde erano rimaste trincerate nella città e ne controllavano quasi il trenta percento. Il Ministero della Difesa della Turchia aveva precedentemente affermato che un convoglio di circa 86 veicoli, che trasportavano i combattenti SDF, aveva lasciato Ras al-Ain in direzione di Tal Tamr, un’altra città siriana situata a circa 40 chilometri a Sud. 

Ras al-Ain è il luogo che ha messo maggiormente a rischio la tenuta del cessate il fuoco, entrato in vigore la sera del 17 ottobre, nato a seguito di un accordo tra Stati Uniti e Turchia. Tale intesa ha seguito il ritiro completo delle forze statunitensi che sostenevano le milizie curde. L’attuale tregua ha messo in pausa l’operazione militare turca per 5 giorni, ma alcune aree hanno continuato a scontrarsi e si sono verificati bombardamenti occasionali, in particolare proprio intorno a Ras al-Ain, dove le SDF sono state circondate dalle forze guidate dalla Turchia. Washington ha definito la situazione relativa alla sicurezza nel Nord della Siria “insostenibile” per le sue truppe, e il 20 ottobre il segretario alla Difesa statunitense, Mark Esper, ha confermato che i circa 1.000 soldati ritirati dalla regione saranno trasferiti nell’Iraq occidentale.

In base all’accordo sul cessate il fuoco, Ankara ha accettato di concedere alle forze curde 120 ore per ritirarsi da una cosiddetta “zona sicura” che Erdogan vuole stabilire lungo il confine tra Siria e Turchia e che è a sua volta prevista dall’accordo. Erdogan, da parte sua, il 20 ottobre, ha dichiarato che si aspetta che gli Stati Uniti mantengano le promesse e non usino tattiche contro la Turchia, che riprenderà le sue operazioni militari se la tenuta dell’intesa dovesse vacillare. In precedenza, Ankara aveva già minacciato di iniziare nuovamente l’offensiva se il ritiro delle forze curde dal confine non fosse completato entro i 5 giorni previsti dalla tregua. 

L’operazione “Fonte di pace”, lanciata il 9 ottobre, era stata promossa da Erdogan al fine di contrastare il “terrorismo”, rappresentato, per la Turchia, dalle milizie curde in Siria. L’attacco arriva a seguito del ritiro statunitense dalla regione, che ha lasciato scoperte le SDF, presenti nell’area e guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG). Queste erano state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro l’ISIS in Siria. Grazie a tale collaborazione, negli ultimi anni, le SDF sono riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. 

Per la Turchia, le forze curde siriane rappresentano un’organizzazione terroristica e una minaccia esistenziale, per via di presunti legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Il presidente turco si oppone fortemente all’ipotesi che queste possano controllare un territorio così vasto al confine con la Turchia. Inoltre, a fianco dell’esercito turco vi sono le milizie della cosiddetta Turkish-backed Free Syrian Army (TFSA), nota anche come Esercito Nazionale Siriano. Si tratta di un gruppo militare costituitosi il 30 dicembre 2017, formato da arabi siriani e turkmeni siriani, attivi nel Nord-Est della Siria e cooptati da Ankara anche precedentemente, con l’obiettivo di contrastare la presenza curda. 

Secondo l’autorevole rivista statunitense sulle relazioni internazionali, Foreign Policy, le forze siriane che stanno affiancando la Turchia nell’operazione “Fonte di pace” potrebbero aver utilizzato munizioni caricate di fosforo bianco, una sostanza chimica abrasiva che può mutilare e uccidere quando entra in contatto con la carne umana. Le foto fornite alla rivista da una fonte curda, e confermate da un alto funzionario dell’amministrazione statunitense, mostrano bambini della città Ras al-Ain con ustioni chimiche sul petto e sui volti, che sono simili a quelle causate dall’esposizione al fosforo bianco. Una delle foto a cui Foreign Policy fa riferimento è stata pubblicata su un sito d’informazione del Kurdistan iracheno. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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