Germania: accusata combattente donna dell’ISIS

Pubblicato il 21 ottobre 2019 alle 18:53 in Germania Siria

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Le autorità giudiziarie tedesche hanno accusato una giovane donna tedesca di essere una militante dell’ISIS e di essere colpevole di maltrattamento di minori per aver portato con sé i propri figli.

È quanto reso noto, lunedì 21 ottobre, da Associated Press, il quale ha altresì rivelato che la donna, Carla-Josephine S., 32enne, era stata arrestata nel mese di aprile, dopo essere tornata in Germania dalla Siria.

Nello specifico, secondo quanto emerso nel processo, la donna era partita per la Siria nel 2015 insieme ai suoi tre bambini, un maschio e due femmine, mentre il marito era partito per un viaggio di affari.

Nel corso della loro permanenza in Siria, i tre bambini sono stati sottoposti a indottrinamento ideologico e quando uno dei tre ha messo in dubbio gli insegnamenti ricevuti, la donna lo ha segnalato ai vertici dello Stato Islamico, i quali hanno provveduto a punire il piccolo. Negli anni trascorsi in Siria, il bambino era anche stato addestrato militarmente, ma nel 2018 aveva perso la vita a causa di un bombardamento presso il loro stabilimento.

Nel frattempo, nel 2016, non essendo riuscita a portare il marito in Siria, la donna aveva sposato un militante proveniente dalla Somalia.

Non  la prima volta che le attività dell-antiterrorismo tedesco coinvolgono giovani combattenti donne. Lo scorso 9 settembre, le autorità tedesche avevano rivelato di aver arrestato una donna tedesco-tunisina, Omaima Abdi, accusata di essere un membro dello Stato Islamico.

Secondo quanto ricostruito dalle autorità, anche Abdi, nata ad Amburgo nel 1984, si era recata a Raqqa, in Siria, nel 2015, insieme ai sui 3 figli, tutti minorenni. Nel corso della sua permanenza in Siria, la donna aveva educato i figli secondo i principi adottati dall’ISIS, mentre il marito, il quale si trovava già in Siria da dicembre 2014, era attivo tra i ranghi dei combattenti dello Stato Islamico. Poco dopo, Abdi aveva perso il marito a causa di un bombardamento aereo. Poco dopo, Abdi aveva sposato un altro combattente dell’ISIS, ma a causa di alcuni diverbi aveva lasciato la Siria con i suoi 3 bambini per rientrare in Germania, nel settembre 2016.

La Germania è membro della NATO dal 1955 e fondatore dell’Unione Europea. Secondo il Global Terrorism Index del 2018, che attribuisce un indice da 0 a 10, dove 0 è il minimo e 10 è il massimo, a 163 Paesi al mondo in base all’impatto del terrorismo sui loro territori, la Germania ha registrato un indice di 4.601, rientrando tra gli Stati mediamente colpiti dal terrorismo. A tale riguardo, il Country Report on Terrorism del Dipartimento di Stato americano rende noto che il Paese ha, nel 2017, incrementato il numero di investigazioni, arresti e condanne in materia di terrorismo.

Per quanto concerne il contrasto all’estremismo violento, Berlino fa parte della Coalizione Globale per sconfiggere l’ISIS, guidata dagli Stati Uniti. Internamente, ad occuparsi di fronteggiare il terrorismo dal 2004 è il Centro multi-area antiterrorismo, in tedesco Gemeinsames Terrorismusabwehrzentrum (GTAZ) il quale è composto da circa 40 agenzie nazionali di sicurezza, di intelligence e forze dell’ordine. Grazie alle indagini portate avanti dal GTAZ, nel 2017 la Germania ha rimpatriato 36 estremisti, provenienti principalmente dall’Algeria, dalla Bosnia ed Erzegovina e dalla Tunisia.

Il GTAZ rimane inoltre in allerta per prevenire possibili ulteriori attentati, dopo che la Germania è stata teatro di numerosi attacchi, tra  i quali quello del 19 dicembre 2016 a Berlino, dove un camion guidato dall’attentatore tunisino 24enne, Anis Amri, aveva travolto le persone in un mercatino di Natale, provocando 12 morti. Grazie alle attività del GTAZ in materia di prevenzione, la polizia tedesca aveva annunciato, il 20 giugno 2018, di aver sventato un attacco bio chimico tramite l’arresto a Colonia di un tunisino collegato allo Stato Islamico. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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