Francia, ISIS: terminano le indagini sugli attentati di Parigi, a breve il processo

Pubblicato il 21 ottobre 2019 alle 19:43 in Francia Siria

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In Francia, gli inquirenti hanno annunciato di aver terminato le indagini sugli attentati jihadisti che avevano causato, il 13 novembre 2015, a Parigi, la morte di 130 persone.

L’annuncio degli inquirenti, rivelato dal quotidiano francese France 24, è stato commentato quale “buona notizia” da parte di uno degli avvocati delle vittime, Jean Reinhart, il quale ha altresì dichiarato che si tratta di “qualcosa che abbiamo atteso con ansia per aiutare a scoprire la verità” su come gli attentati sono stati effettivamente pianificati e compiuti. I magistrati avranno ora un mese a disposizione per presentare le proprie istanze ai giudici, i quali fisseranno in seguito la data del processo, il quale non si terrà prima di ottobre 2020.

Le indagini hanno riguardato le 14 persone ritenute colpevoli degli attacchi del 13 novembre 2015, quando 9 uomini armati con fucili da assalto ed esplosivi hanno fatto irruzione all’esterno dello stadio di Parigi nel corso di una partita di calcio tra Francia e Germania e, poco dopo, hanno preso d’assalto alcuni bar della città e il Bataclan, un luogo noto per concerti.

Lo Stato Islamico ha rivendicato l’attentato, il quale aveva comportato anche la morte di 8 attentatori, di cui 7 a causa degli esplosivi utilizzati.

L’unico sospettato superstite, Salah Abdeslam, è stato arrestato a Bruxelles ed è attualmente detenuto in Francia insieme ad altre 10 persone ritenute coinvolte, in attesa che inizi il processo. Abdeslam si è avvalso della facoltà di non rispondere per la maggior parte degli interrogatori, ma nel giugno 2018 aveva rilasciato una dichiarazione con cui giustificava le uccisioni del 13 novembre.

Altri 3 individui, ritenuti coinvolti da parte delle autorità, non sono stati arrestati dalla polizia, ma, stando alle dichiarazioni dell’autorità antiterrorismo, si trovano sotto controllo giudiziario.

Per altre 6 persone, invece, è stato emesso un mandato di cattura, ma si ritiene che alcuni di questi terroristi siano morti in Siria o in Iraq. Tra questi, vi è Fabien Clain, il cittadino francese che aveva rivendicato gli attentati di Parigi, ritenuto partito per la Siria dal marzo 2015.

Secondo gli inquirenti, inoltre, è la stessa cellula dell’ISIS ad essere stata responsabile anche dell’attacco contro l’aeroporto e la metropolitana di Bruxelles del marzo 2016, quando a perdere la vita erano state 32 persone.  

Lo scorso 7 ottobre, il quotidiano francese France 24 aveva sottolineato che la Francia risulta particolarmente impegnata nel contrasto allo Stato Islamico dopo essere stata teatro di numerosi attacchi negli ultimi anni. A tale riguardo, il quotidiano The Independent aveva ricostruito che negli ultimi 4 anni sono stati 230 le morti causate dal terrorismo islamico in Francia.

Stando a quanto diffuso dal Country Report on Terrorism del Dipartimento di Stato americano del 2017, la minaccia terroristica nel Paese rimane alta, soprattutto dopo gli attentati di piccola scala di cui il Paese è stato teatro nel 2017. Tale considerazione sulla minaccia terroristica nel Paese, ha sottolineato Reuters, è stata anche confermata da alcuni funzionari francesi. Secondo le stime del Soufan Group, inoltre, al maggio 2015 circa 1.700 cittadini francesi risultavano partiti per unirsi allo Stato Islamico in Siria e in Iraq.

Per quanto concerne la lotta all’estremismo violento, la Francia è un membro fondatore del Global Counterterrorism Forum ed è stata molto attiva nell’ambito della Coalizione Internazionale che bombarda l’ISIS in Siria e in Iraq. Parigi risulta inoltre attiva in operazioni antiterrorismo in Libia, Mali, nella regione del Sahel e nella regione del Lago Ciad.

Internamente, ad occuparsi  del monitoraggio dei sospetti terroristi è il Direttorato di intelligence della prefettura francese, ovvero la Direction du Renseignement de la préfecture de police de Paris (DR-PP), fondata il 27 giugno 2008. La DR-PP svolge, principalmente quattro funzioni. In primo luogo, previene il terrorismo. Il direttorato si occupa altresì di contribuire all’ordine pubblico, di contrastare l’immigrazione clandestina e di raccogliere informazioni operative.

Il focus principale delle sue azioni, in ogni caso, rimane “il contrasto agli estremismi potenzialmente violenti e al terrorismo, in particolare la radicalizzazione islamica”. In tale ambito, le indagini del direttorato “sono principalmente finalizzate a sventare la pianificazione di attentati e a smantellare le reti di instradamento dei giovani verso le aree di conflitto”. A rientrare nei controlli del DR-PP, anche “gli aspetti logistici e finanziari” di gruppi o individui a supporto del terrorismo, oltre che “il proselitismo a favore del jihad portato avanti da alcuni soggetti”.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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