Egitto: 4 civili morti nel Sinai del Nord

Pubblicato il 21 ottobre 2019 alle 11:46 in Africa Egitto

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Un bombardamento a opera dell’esercito egiziano ha causato 4 morti e 12 feriti civili nel Sinai del Nord.

In particolare, le forze del Cairo hanno colpito un’abitazione situata nel villaggio di Abu al-Araj, a Sud di Sheikh Zuweid, nel governatorato del Sinai del Nord. Sino ad ora, né l’esercito egiziano né il Ministero della Salute ha rilasciato dichiarazioni sull’accaduto. A detta di fonti locali, il bombardamento ha avuto luogo alle ore 21.00 di sabato 19 ottobre ed ha colpito uno dei villaggi ancora abitati della regione.

Secondo un ricercatore locale, Ahmed Salem, l’attacco è stato compiuto per mezzo di un drone e quanto commesso equivale ad un crimine di guerra. A detta del ricercatore, lo scopo del Cairo è di portare allo sfollamento forzato della popolazione dell’area, per far sì che possano essere cacciati via i membri sospettati di terrorismo e gli alleati dello Stato Islamico ancora presenti nella regione.

Si tratta del secondo incidente di tal tipo, dopo che, il 12 ottobre scorso, un’auto è stata colpita da un proiettile ed ha causato la morte di 9 civili e più di 10 feriti nell’area di Bir al-Abed. Si è trattato di una famiglia di agricoltori, di ritorno a casa. In questo caso, non è stato, però, chiaro chi fosse il responsabile dell’attentato.

Secondo alcuni attivisti e politici vi è il rischio che tali operazioni potrebbero aumentare, e con esse lo sfollamento subito dalla popolazione del Sinai, che da anni è vittima sia di gruppi armati, in larga parte affiliati all’ISIS, sia del regime egiziano.

Inoltre, il Sinai del Nord vive da mesi in uno stato d’allerta. In seguito ad alcuni episodi che hanno destato preoccupazione nel Paese, il 22 luglio è stato proclamato lo stato di emergenza ed un coprifuoco in tutta la regione.

Gli avvenimenti più recenti comprendono gli scontri del 15 settembre, verificatisi nell’area di Jalbana, anch’essa situata nel Sinai del Nord, tra le forze di sicurezza ed un gruppo di combattenti, definiti terroristi. Uno dei militanti è stato ucciso mentre tre ufficiali ed un poliziotto sono rimasti feriti. Il 29 settembre, poi, le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso 15 combattenti jihadisti, nel corso di una sparatoria nel Sinai del Nord.

Le insurrezioni nella regione si sono intensificate dopo la cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, il 3 luglio 2013. Da allora, centinaia di poliziotti e soldati sono stati uccisi negli attacchi dei militanti.

Il Sinai del Nord, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro, da anni, anche di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese.

Tra luglio 2013 e luglio 2018, l’Organizzazione Araba per i Diritti Umani ha documentato la morte di 4.010 civili nel Sinai, tra cui 3.709 persone che, a detta dell’esercito, sono decedute negli scontri con le forze di sicurezza. Per la restante parte, si è trattato di attacchi indiscriminati, su cui non è stata aperta alcuna indagine. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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