Sudan: nuova fase dei negoziati di pace, tutti i gruppi ribelli accettano le trattative con il governo

Pubblicato il 20 ottobre 2019 alle 6:23 in Africa Sudan

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Il gruppo ribelle del Movimento di Liberazione del popolo sudanese-Nord, che aveva cercato fino a qualche giorno fa di boicottare i negoziati con Khartoum, ha deciso di dare inizio a una nuova fase dei colloqui di pace con il governo di transizione del Paese dopo che questo ha disposto un cessate il fuoco e la scarcerazione di una decina di membri dell’organizzazione.

Il Consiglio di transizione sudanese e i leader dei gruppi ribelli avevano intrapreso le prime trattative, lunedì 14 ottobre, per porre fine ai molteplici conflitti nel Paese e ripristinare definitivamente la pace, condizioni chiave per la rimozione del Sudan dalla lista americana di Stati sponsor del terrorismo. Tuttavia, mercoledì 16 ottobre, i colloqui avevano subito una battuta d’arresto e l’SLPM-N, guidato da Abdel-Aziz al-Hilu, aveva deciso di cancellare la seduta dopo che le Forze militari di supporto Rapido, la più potente milizia paramilitare sudanese, era stata accusata di aver attaccato alcuni villaggi nel Kordofan meridionale e arrestato 16 persone. Tali forze sono comandate dal generale Mohammed Hamdan Dagalo, membro dell’attuale Consiglio Sovrano di Transizione del Sudan.

In merito al ripristino dei negoziati, il capo della delegazione del Movimento di Liberazione-Nord, Ammar Amoun, ha detto ai giornalisti che il governo “ha fatto passi avanti positivi per correggere i suoi errori iniziali”. In seguito alle accuse, infatti, Dagalo aveva annunciato un cessate il fuoco nazionale e aveva rilasciato diversi prigionieri. “Abbiamo chiesto ai mediatori di fare pressione sul governo fino a quando tutti i problemi non saranno risolti”, ha chiarito Amoun. “Queste problematiche, tuttavia, non possono impedirci di tornare al tavolo delle trattative”, ha aggiunto.

Durante una riunione durata 3 ore, le due parti hanno discusso delle prospettive di pace nelle province del Nilo azzurro e del Kordofan meridionale, dove l’SLPM-N controlla importanti blocchi di territorio. Le autorità di transizione sudanesi hanno fissato una scadenza di 6 mesi per raggiungere un accordo di pace con i gruppi ribelli. Nel frattempo, vanno avanti colloqui separati con il Fronte Rivoluzionario del Sudan, un’alleanza di altri gruppi attivi soprattutto nel Darfur occidentale ma anche nelle province del Nilo Azzurro e del Kordofan meridionale. Il portavoce della SRF, Osama Said, ha riferito all’Associated Press che si un accordo con il governo potrebbe essere raggiunto presto. Le autorità di Khartoum “hanno dimostrato una forte volontà politica e una chiara comprensione di questioni come la coesistenza, la cittadinanza e l’importanza di eliminare tutti gli aspetti dell’emarginazione”, ha affermato Said.

Le manifestazioni in Sudan sono iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi hanno portato al rovesciamento del presidente al-Bashir.  Il leader sudanese è stato rimosso, dopo 30 anni al potere, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Da allora i manifestanti nelle strade della capitale hanno continuato a protestare, per chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento, mercoledì 21 agosto, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e promette di guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario da parte dell’ex presidente Omar al-Bashir. Il nuovo governo di transizione, nato il 7 settembre dall’ accordo di condivisione dei poteri tra la fazione civile e quella militare del Sudan, ha espresso tutto il suo impegno nel cercare di risolvere le dispute che interessano soprattutto le zone del Darfur, del Nilo Blu e del Kordofan meridionale. Hamdok ha ribadito anche in prima persona quest’intenzione e ha sottolineato che una ridotta spesa militare, favorita dal ripristino della pace, potrebbe altresì stabilizzare l’economia del Paese, attualmente in sofferenza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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