Siria: Amnesty International accusa la Turchia di “crimini di guerra”

Pubblicato il 20 ottobre 2019 alle 6:51 in Siria Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’organizzazione umanitaria Amnesty International ha accusato l’esercito turco e i gruppi armati siriani, sostenuti da Ankara, di aver commesso crimini di guerra durante la loro offensiva nella Siria nordorientale. L’ONG ha affermato che “i combattenti turchi e i loro alleati hanno mostrato un vergognoso disprezzo per la vita civile, compiendo gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, inclusi omicidi sommari e attacchi illegali che hanno ucciso e ferito diversi civili dal 9 ottobre”.

Uno dei casi segnalati nel rapporto di Amnesty International è quello del brutale omicidio della politica curdo siriana, Hevrin Khalaf, e della sua guardia del corpo. A compiere l’uccisione sono stati alcuni membri del gruppo Ahrar Al-Sharqiya, facenti parte dell’esercito nazionale siriano, ovvero la coalizione di combattenti equipaggiati e sostenuti dalla Turchia. I dati raccolti dall’ONG si basano sulle dichiarazioni di 17 persone, tra personale medico, giornalisti e sfollati, nonché su registrazioni video. “Le informazioni che presentiamo rappresentano prove schiaccianti di attacchi indiscriminati nelle aree residenziali contro obiettivi sensibili, come case, panetterie e scuole, condotti dalla Turchia e dai gruppi armati siriani alleati”, ha chiarito l’ONG.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha affermato che circa 80 civili sono morti nell’operazione contro le Forze democratiche siriane (SDF) a guida curda. Da parte di Ankara, non c’è stata ancora alcuna risposta in merito alle accuse, ma le autorità hanno più volte assicurato che stanno prendendo tutte le misure necessarie per evitare vittime civili.

Il 18 ottobre, una serie di bombardamenti e spari sono stati registrati nei pressi della città di Ras al-Ain, nella Siria Nord-orientale, poche ore dopo l’annuncio di un accordo tra Turchia e Stati Uniti per un cessate il fuoco di 5 giorni. Intanto, nella stessa città, le autorità curde, insieme alle Nazioni Unite e all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw), hanno lanciato indagini sul presunto utilizzo di fosforo bianco durante l’operazione “Fonte di pace”. Secondo la rivista statunitense Foreign Policy, le forze siriane che stanno affiancando la Turchia nell’offensiva contro le milizie curde potrebbero aver utilizzato munizioni caricate di fosforo bianco, una sostanza chimica abrasiva che può mutilare e uccidere quando entra in contatto con la carne umana. Le foto fornite alla rivista da una fonte curda, e confermate da un alto funzionario dell’amministrazione statunitense, mostrano bambini della città Ras al-Ain con ustioni chimiche sul petto e sui volti, che sono simili a quelle causate dall’esposizione al fosforo bianco.

Non è ancora chiaro se gli alleati della Turchia stiano deliberatamente usando il fosforo bianco contro i civili. L’utilizzo di fosforo bianco nelle operazioni militari non è sanzionabile, ma il suo uso come arma incendiaria nelle aree civili è vietato dal diritto internazionale. Le munizioni caricate con fosforo bianco sono usate principalmente dagli eserciti occidentali per creare cortine di fumo che possano mascherare il movimento e la posizione delle forze armate. Se usate come armi incendiarie, sono terribilmente letali. Quando una granata esplode, la sostanza chimica crea immediatamente una spessa nuvola bianca. Se questa viene a contatto con la carne, può bruciarla fino all’osso.

L’operazione “Fonte di pace”, lanciata il 9 ottobre, è stata promossa da Erdogan al fine di contrastare il “terrorismo”, rappresentato, per la Turchia, dalle milizie curde in Siria. L’attacco arriva a seguito del ritiro statunitense dalla regione, che ha lasciato scoperte le Syrian Democratic Forces (SDF), presenti nell’area e guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG). Queste erano state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro l’ISIS in Siria. Grazie a tale collaborazione, negli ultimi anni, le SDF sono riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. 

L’ accordo di un cessate il fuoco di 5 giorni tra Washington e Ankara è stato raggiunto la sera del 17 ottobre. In questo tempo, l’operazione militare della Turchia viene messa in pausa, in cambio dell’accettazione della presenza militare turca nella Siria settentrionale e dell’evacuazione di tutti i combattenti curdi dalla cosiddetta “safe zone”. In più, non verranno implementante nuove sanzioni americane contro Ankara e quelle in atto verranno eliminate, ma solo quando le due parti raggiungeranno un cessate il fuoco permanente. “Si concorda pienamente sul fatto che la zona sicura sarà sotto il controllo delle forze armate turche”, ha dichiarato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu. “Fare una pausa non significa ritirare le nostre forze. Continueremo ad essere presenti”, ha aggiunto.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.