Stati Uniti non rinforzeranno la “zona sicura” in Siria

Pubblicato il 19 ottobre 2019 alle 11:14 in Siria USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, ha reso noto che le truppe americane non prenderanno parte al rinforzo della “zona sicura” nella Siria settentrionale, e che Washington continuerà a smobilitare la regione con un “ritiro deliberato” delle proprie forze.

“Nessuna forza di terra degli Stati Uniti parteciperà al rafforzamento della zona sicura, tuttavia rimarremo in comunicazione sia con la Turchia che con la SDF”, ha dichiarato Esper ai giornalisti venerdì. Esper ha annunciato che viaggerà in Medio Oriente e Bruxelles nei prossimi giorni per discutere di questioni tra cui il futuro della campagna contro l’ISIS. Ha inoltre affermato di aver parlato con la sua controparte turca venerdì e ha ribadito che Ankara deve aderire all’accordo sul cessate il fuoco e garantire la sicurezza della popolazione nelle aree controllate dalle forze turche. “La protezione delle minoranze etniche e religiose nella regione continua ad essere un punto focale dell’amministrazione. Questo cessate il fuoco è un passo fondamentale per proteggere quelle popolazioni vulnerabili”, ha ribadito Esper. Esper ha aggiunto che ha ricordato al ministro della Difesa turco Hulusi Akar la responsabilità della Turchia nel mantenere la sicurezza dei prigionieri dell’ISIS nelle aree colpite dall’operazione turca.

Un ufficiale della difesa degli Stati Uniti, parlando in anonimato, ha affermato che gli Stati Uniti continueranno la sorveglianza aerea nel nord-est della Siria per monitorare le prigioni che detengono combattenti dell’ISIS. Ufficiali hanno affermato che numerosi combattenti dell’ISIS, probabilmente poco più di 100, sono fuggiti dalla custodia da quando la Turchia ha lanciato le sue operazioni la scorsa settimana.

Venerdì 18 ottobre, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato che la Turchia istituirà una dozzina di posti di osservazione in tutta la Siria nord-orientale, puntualizzando che una zona sicura pianificata si estenderà per una porzione di territorio molto più vasta rispetto a quella che i funzionari statunitensi sostenevano di pattugliare nel quadro dell’accordo sul cessate il fuoco.

La tregua, annunciata dal vicepresidente americano Mike Pence dopo i colloqui ad Ankara con Erdogan, prevede una pausa di cinque giorni per consentire alle forze democratiche siriane a guida curda (SDF) di ritirarsi dalla zona di sicurezza turca. L’accordo aveva lo scopo di mitigare una crisi che ha visto il presidente Donald Trump ordinare un affrettato e inaspettato ritiro degli Stati Uniti dalla zona, che secondo i suoi critici equivaleva ad abbandonare fedeli alleati curdi che hanno combattuto per anni a fianco delle truppe statunitensi contro lo Stato islamico dell’Iraq e il Levante (ISIS).

In contrasto alla dichiarazione di Pence di una zona sicura limitata, l’accordo creerebbe effettivamente una zona di controllo pattugliata dall’esercito turco, che Ankara vuole estendere per l’intero confine, dal fiume Eufrate al confine iracheno, sebbene l’accordo non definisca l’estensione della zona. Le forze turche controllano attualmente circa un quarto di quella lunghezza, conquistata negli ultimi nove giorni di combattimenti. Il resto è detenuto dalle forze guidate dai curdi o dai militari del governo siriano, sostenuto dalla Russia, a cui i curdi hanno richiesto sostegno per proteggerli dai turchi. Nessuna delle  parti ha  ragioni per far entrare le forze turche nell’area.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.